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Alitalia, scoppia il caso dei 2.200 esuberi

La tregua sindacale su Alitalia è finita. Le parole con cui ieri l’amministratore delegato Gabriele Del Torchio ha annunciato che, in base all’accordo con la compagnia emiratina Etihad, 2.200 persone «purtroppo devono uscire da Alitalia», non potendo prevedersi il ricorso a strumenti usati in caso di crisi temporanee, come la cassa integrazione e la solidarietà, ha spinto i sindacati a erigere le barricate. 
Filt-Cgil è la prima a annunciare la «mobilitazione » nel caso in cui i numeri venissero confermati. Il segretario Mauro Rossi definisce «scorretto» il «bombardamento mediatico» attivato dall’ad. La Fit Cisl con Giovanni Luciano si chiede «cosa ci convoca a fare un ad che mette le carte sul tavolo». Domande cui oggi potrebbero fornire risposte i ministri Maurizio Lupi (Trasporti) e Giuliano Poletti (Lavoro) che vedranno i sindacati in previsione dell’incontro che le sigle avranno con l’azienda giovedì prossimo.
Ma Del Torchio non ha parlato solo di esuberi, ha confermato che l’investimento di Etihad sarà di 560 milioni e che il consiglio di amministrazione di Alitalia sta lavorando per dare l’ok al piano venerdì prossimo. Ci vorrà invece «qualche settimana per chiudere gli accordi» che prevedono che la maggioranza della compagnia resti europea, condizione essenziale per mantenere i diritti di traffico attuali. L’ad ha sottolineato che alle banche «sarà chiesto un sacrificio», alludendo alla cancellazione di una parte dei debiti, che è ancora in discussione. Ieri l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha spiegato che la banca avrà un «approccio responsabile» e che la possibilità di uscire dall’azionariato si colloca «a partire da un arco temporale in cui la compagnia genererà utili», quindi, secondo il piano, non prima del 2017.
Ieri è stata anche la giornata delle rassicurazioni fornite da Lupi al governatore lombardo Roberto Maroni e al sindaco milanese Giuliano Pisapia su Linate e Malpensa. Lupi ha confermato «il piano Alitalia-Etihad prevede il passaggio da 11 a 25 delle frequenze settimanali dei voli intercontinentali a lungo raggio, con un incremento annuale dei passeggeri a 550 mila» sugli attuali 17 milioni, mentre su Linate la questione della liberalizzazione delle rotte che, secondo Maroni, «è una richiesta forte di Etihad», sarebbe «ancora aperta». Il governatore però non ritiene del tutto sgombrate le nubi e aspetta di vedere il piano di Etihad. In realtà ci sono già tutti gli elementi per capire gli sviluppi. Come Lupi ha ammesso, a crescere su Malpensa da 11 a 25 non saranno le destinazioni (che potranno aumentare di tre), ma i collegamenti, cioè la frequenza dei voli. Ad esempio, il volo per New York potrebbe diventare giornaliero. E fin qui si potrebbe considerarla una piccola vittoria. Se non fosse che su Malpensa rischia di gravare lo sviluppo di Linate. Un esempio? Oggi il volo Malpensa-Dubai, operato da Emirates, è, secondo il rapporto presentato ieri dall’Enac (ente aviazione civile), il terzo tra gli intercontinentali in termini di passeggeri in Italia. Cosa succederà se Etihad, come pare, otterrà di volare per Abu Dhabi da Linate? E cosa accadrà se strapperà anche voli da Linate per Mosca e Istanbul, che oggi sono solo a Malpensa? La cannibalizzazione si nasconde nei dettagli.

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