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Alitalia, il salvataggio salta ancora. L’ottavo rinvio per la cordata

Altre tre settimane per salvare Alitalia. Per strappare qualcosa in più da Delta Air Lines, non soltanto i 100 milioni di euro. O per stabilire un contatto tra i vertici di Lufthansa e il governo italiano. Sullo sfondo aleggia il fallimento. E persino una vecchia «fiamma»: Air France-Klm.

Dopo aver ricevuto ieri la lettera di Ferrovie, i commissari straordinari (Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari) hanno dovuto prendere atto che il consorzio non c’è e il piano industriale nemmeno. E però sono orientati a suggerire al ministero dello Sviluppo economico di concedere l’ottava proroga la cui data ultima, ironicamente, cadrebbe alla fine di quei due mesi che a metà ottobre avevano chiesto Fs e Atlantia, senza essere accontentati. Un ultimo tentativo, anche per far arrivare gli altri 400 milioni di prestito (1,3 miliardi concessi negli ultimi due anni), ma in un contesto — ammettono tre fonti — più confuso e dove qualche frizione c’è pure tra i soci italiani.

Delta ribadisce i 100 milioni di euro di investimento e con una dichiarazione via e-mail si dice pronta «a lavorare con altri soggetti per sviluppare un consorzio di investitori coerente e con una visione comune». Nella lettera che Ferrovie ha inviato ai commissari si parla di significativi passi avanti fatti con il vettore americano — sulle rotte, sui voli in codeshare, sul ruolo di Alitalia nella nuova joint venture — tali da raggiungere velocemente un accordo per la formazione della cordata. Anche un modo per sottolineare che il partner industriale c’è già.

Dagli Usa ricordano di aver chiesto al Dipartimento dei Trasporti un’esenzione a favore di Alitalia quando partirà la nuova joint venture, altrimenti resterebbe fuori da ogni accordo. E fanno filtrare lo stupore per l’atteggiamento di Atlantia: temono che la società — che attraverso AdR gestisce gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino — finirà per sfilarsi non avendo ricevuto rassicurazioni sulle concessioni autostradali.

Atlantia resta nella partita e nei faccia a faccia con Ferrovie si augura la definizione di un piano industriale di lungo respiro. Questo nonostante gli strali del leader del M5S Luigi Di Maio («Se pensavano che entrando in Alitalia non gli avremmo tolto le concessioni si sbagliavano: i morti del ponte Morandi non si barattano»). Il premier Giuseppe Conte sostiene che il governo «si impegnerà perché ci sia una soluzione di mercato», facendo così da mediatore. Ruolo che potrebbe servire — spiegano le fonti — a spingere Delta a cedere qualcosa o a convincere Lufthansa a investire, rassicurandoli che non correranno alcun «rischio Paese», compresa l’eventuale condanna sui 900 milioni di prestito. I tedeschi resistono sulla partnership commerciale e fanno sapere che non ci sono passi avanti. Ma da Francoforte una fonte conferma i contatti con il Mise.

Qualcosa si muove a Parigi. Air France-Klm, a quanto si apprende, sta lavorando sul mercato italiano e sul tavolo dell’ad Ben Smith le opzioni sono l’incremento dei voli e, a sorpresa, un investimento in Alitalia. Cosa già fatta in passato e con scarsi risultati.

Leonard Berberi

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