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Alitalia, salvataggio di Stato con le Poste

A un passo dal disastro di Alitalia, il governo gioca la carta della parziale rinazionalizzazione. E’ Poste il soggetto pubblico scelto dal governo per entrare nel capitale della compagnia dove, il gruppo guidato da Massimo Sarmi, acquisirà una partecipazione del 12%, aderendo con 75 milioni all’aumento di capitale da 300, che oggi il consiglio di amministrazione dovrà deliberare. Altri 125 milioni saranno sottoscritti dai soci storici: Colaninno, Atlantia e Intesa Sanpaolo e forse Maccagnani, D’Avanzo, Carbonelli, Mancuso e Orsero.

Un consorzio di banche, guidato da Unicredit, garantirà altri 200 milioni di nuovi fidi ma soprattutto sottoscriverà gli ultimi 100 milioni dell’aumento di capitale, nel caso Air France-Klm non facesse la propria parte. Questa resta l’ultima incognita: i francesi potranno sottoscrivere la loro quota, il 25%, con 75 milioni; potranno arrivare fino a 100 milioni, aumentando la quota al 30%, oppure, se non parteciperanno, si diluiranno a una quota vicina all’11%, perdendo il diritto di veto.
Ieri sera il governo non diceva di aver preventivamente verificato l’adesione dei francesi: «Ci auguriamo che ci siano — si è limitato a dire il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, stanco ma soddisfatto regista dell’operazione —: noi abbiamo sempre lavorato per conservare un asset strategico del Paese». Il governo pone però le sue condizioni all’intervento: «Sono necessarie — si legge nella nota ufficiale — una profonda revisione del piano industriale e l’adozione nei tempi più rapidi del nuovo piano». Anche quest’ultimo sembra un messaggio rivolto ai francesi, che non avevano apprezzato l’ultima versione che prevedeva l’espansione delle rotte intercontinentali.
E’ possibile immaginare che il presidente Letta, per non rischiare, un canale di confronto con i transalpini l’abbia tenuto. Ma se così non fosse, se davvero oggi si andasse alla conta direttamente in cda, allora non tutto sarebbe scritto. I francesi potrebbero scommettere che Alitalia, malgrado ora abbia un socio pubblico, non ce la farà, e che tra qualche mese si ritroverà a chiedere aiuto. Insomma potrebbero fare l’azzardo di aspettare, rischiando che qualcun altro entri nel business . Nell’eventualità Air France-Klm non sottoscrivesse, il piano del governo verrebbe meno? Sul punto non ci sono risposte, Lupi sottolinea soltanto che «da qui a tre mesi Alitalia deve trovare un partner internazionale. E soltanto in futuro quando ci fosse un’unica holding internazionale con francesi e olandesi, si potrebbe immaginare un impegno del Fondo strategico della Cdp».
Quello che pare mancare rispetto alle richieste dei francesi è una forte ristrutturazione del debito pregresso. Certo, l’ingresso del socio pubblico in qualche modo è una garanzia, bisognerà vedere se sufficiente. E Ferrovie? L’integrazione con il vettore è tramontata per problemi di Antitrust ma non l’intenzione di realizzare un piano industriale convergente.
«Il governo si aspetta che i soci si assumano appieno le loro responsabilità» si legge nella nota che si dilunga sulle «sinergie industriali» tra Alitalia e la controllata delle Poste, Mistral Air,che opera con otto aerei nel settore passeggeri e cargo. Infine viene spiegato l’obiettivo del salvataggio: «Assicurare ai cittadini italiani e al sistema economico la garanzia di collegamenti aerei domestici, europei ed intercontinentali efficienti ed adeguati per la crescita del Paese». Plaudono i sindacati Anpac, Anpav e Avia di piloti e assistenti di volo.

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