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Alitalia, rosso da 200 milioni in due mesi

Alitalia ha chiuso il 2016 con 491 milioni di euro di passivo. E nei primi due mesi del 2017, quelli dove per la stagionalità si perde di più, ha messo insieme un altro buco di 203 milioni ereditato – assieme a un indebitamento superiore al miliardo – dall’amministrazione straordinaria. Ad alzare il velo sui conti dello scorso anno, pur non essendone tenuti, sono stati Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, i tre Commissari messi alla cloche della compagnia dal Governo. Uno sforzo di trasparenza che conferma – basti il dato dei 3 milioni di perdite al giorno di inizio 2017 – come la procedura concorsuale fosse l’unica strada per provare a tenere in vita la società. La fotografia sulla “vecchia” gestione non corrisponde a dire il vero allo stato di salute attuale del gruppo. A rimetterlo in piedi è arrivata l’iniezione di liquidità da 600 milioni del prestito ponte pubblico. L’amministrazione straordinaria ha consentito poi di risparmiare un centinaio di milioni con la cancellazione dei derivati sui prezzi della benzina e altri risparmi sarebbero stati già ottenuti lavorando di lima su costi e leasing. La scelta dei commissari è stata rimandare i negoziati su esuberi e costo del lavoro all’autunno per non turbare con tensioni sindacali un’estate decisiva per il salvataggio. Tanto che il tesoretto ricevuto dal governo sarebbe ad oggi ancora sostanzialmente intatto. Le procedure di vendita, intanto, marciano spedite. «Tutto procede secondo calendario», ha detto Paleari. «Siamo sempre impegnati a garantire la piena operatività dei voli. Resta il termine al 21 luglio per la chiusura della data room. Poi ci saranno delle offerte che non saranno vincolanti in senso stretto, ma delle proposte che aiuteranno i commissari a formulare il programma che conterrà anche indicazioni industriali».
Le offerte vere e proprie arriveranno a ottobre. E solo allora si capirà se è possibile vendere Alitalia in un unico pezzo, a chi e a che prezzo. Il buon andamento dei conti e delle prenotazioni lascia aperto uno spiraglio: se le proposte degli acquirenti non fossero soddisfacenti (e in cassa fossero rimasti i fondi per operare), i Commissari potrebbero allungare i tempi della vendita gestendo loro la società. Con le elezioni in vista, forse non dispiacerebbe nemmeno alla politica.
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