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Alitalia, ritorna l’incubo dello spezzatino

Prima tappa Air Berlin. Seconda (forse) Alitalia. Lufthansa rimescola le carte del risiko dei cieli europei, compra 81 aerei e 3mila dipendenti della concorrente tedesca sull’orlo del crac al modico prezzo di 210 milioni e mette i suoi paletti – rigidissimi – all’acquisizione della compagnia tricolore. «L’Italia è un mercato importante per noi, ma Alitalia per come esiste oggi non è un tema – ha detto gelido l’ad Carsten Spohr -. Saremmo interessati a colloqui solo se ci fosse la possibilità di creare una nuova Alitalia». Più leggera e snella – sottinteso – di quella messa in vendita.
La volata finale per il salvataggio dell’ex-compagnia di bandiera (le offerte vincolanti devono arrivare entro lunedì) si preannuncia così più complessa del previsto. I guai di Ryanair e i fallimenti di Air Berlin e Monarch Airlines hanno ridisegnato i rapporti di forza nel settore, mettendo sul mercato aerei, rotte e slot. I compratori hanno il coltello dalla parte del manico. E il rischio è che provino ora a forzare la mano per rilevare solo i pezzi più pregiati della flotta e del network, sapendo che il fattore tempo gioca tutto a loro favore.
Il Governo e i commissari continuano a ostentare ottimismo. «Siamo fiduciosi» ha ripetuto nelle ultime ore il ministro alle infrastrutture Graziano Delrio. Il numero dei pretendenti ad Alitalia si è però assottigliato strada facendo. Ryanair, che ha altri problemi per la testa, si è sfilata dalla gara. Easyjet dovrebbe giocare di rimessa puntando solo su pochi asset. Lufthansa ha tirato il freno ieri mentre i fondi Usa che stanno sfogliando il dossier (Cerberus, Elliot e Greybull tra gli altri) sono obbligati in ogni caso a cercare un partner comunitario al 51% per presentare le loro offerte. A meno di offerte a sorpresa dell’ultimo minuto, quindi, i tre commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari hanno davanti una strada in salita. E dopo aver abbandonato da settimane il sogno di vendere Alitalia tutta intera (per le attività di terra ci sarebbero alcune offerte serie) dovranno lottare nei prossimi mesi per convincere i compratori – con Lufthansa nel ruolo di grande favorita – a non tirare troppo la corda.
I venditori hanno un piccolo asso nella manica. La gestione efficace e oculata degli ultimi mesi ha garantito un po’ d’ossigeno alla società. Il prestito ponte da 600 milioni garantito dallo Stato è stato eroso solo in minima parte. E anche se autunno e inverno sono i periodi in cui la compagnia brucia più cassa, non c’è al momento fretta di chiudere la vendita. Anche perché il governo (specie con il voto in vista) ben difficilmente abbandonerebbe l’azienda al suo destino. Il problema è che anche i tedeschi e gli altri big del settore non hanno premura. Il mercato tira, in questi mesi tutti i protagonisti del trasporto aereo hanno messo fieno in cascina. Lufthansa, per dire, ha guadagnato nei primi sei mesi dell’anno quasi 4 milioni netti al giorno pur dimezzando il debito a 1,1 miliardi. E il cerino, alla fine, rischia di finire in mano al governo che uscirà (se uscirà) dalle prossime elezioni.

Ettore Livini

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