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Alitalia riparte con 75 aerei e 3.500 in cassa integrazione Il governo: “Nessun esubero”

ROMA — Prende corpo il piano per la nuova Alitalia. Bruxelles vuole «vera discontinuità» tra vecchio e nuovo vettore ed è in stretto contatto col governo mentre cominciano a delinearsi le tappe e il volto della nuova compagnia di bandiera.
Alitalia Tai (Trasporto Aereo Italiano) partirà a fine anno – anche se non va escluso uno slittamento a gennaio 2021 – e avrà una dotazione di circa 75 aerei (contro i 113 attuali, ma molti fermi nelle piazzole), come confermato ieri dai ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo economico) e Paola De Micheli (Trasporti). Di questi, tra i 15 e i 20 saranno di lungo raggio, 12 quelli di medio-corto (Embraer) e 44 gli Airbus della serie A320. Ma con 3 miliardi a disposizione non sarà difficile per la coppia al comando della nuova società (il presidente Francesco Caio e l’ad Fabio Lazzerini) trovare risorse per rinnovare la flotta che ha un’età media di 13 anni e alti consumi di carburante. Nell’arco di piano di cinque anni, è prevista infatti una crescita fino a quota 115 aerei.
La compagnia avrà una holding al di sopra di tutte le attività previste. La capogruppo controllerà tre società ben distinte nelle quali potrebbero entrare in futuro anche soci privati: il core business sarà quello del volo e in questo “ramo” saranno presenti tutto il personale operativo e navigante oltre agli aerei. La seconda azienda si occuperà di bagagli e servizi di terra mentre la terza curerà la manutenzione.
Il capitolo network: vista la difficile ripartenza prevista per il trasporto aereo nei prossimi 24 mesi, si punta a servire le rotte nazionali – dove la concorrenza delle low cost è però fortissima – e sui collegamenti point to point dal nostro Paese verso l’Europa. In particolare, si scommette su Fiumicino e Linate, visto che nello scalo milanese Alitalia la fa da padrona.
Quello che ancora resta da scoprire riguarda, invece, i voli transatlantici: la compagnia di bandiera dovrà scegliere il prossimo alleato tra l’americana Delta e Lufthansa. Ma va sottolineato come il piano allo studio in queste ore ricalchi, curiosamente, le richieste messe nero su bianco nel 2019 dai tedeschi.
Sui dipendenti, invece, il calcolo degli esuberi, o meglio dei dipendenti che resteranno in cassa integrazione, è proporzionale alla flotta: considerando poco più di 11 mila dipendenti attuali, con una dote di 113 aerei, il taglio di 40 macchine comporterà un esubero di 3.500 posizioni circa, che saranno messe in cassa integrazione e non saranno espulse dal ciclo produttivo. Buona parte di questi dipendenti rientreranno progressivamente con il rilancio della flotta.
E anche se sono numeri smentiti dal governo, restano compatibili con la situazione attuale dovuta alla pandemia che vede in cigs 6.800 persone. Queste anticipazioni spaventano i sindacati: «Bisogna essere più coraggiosi e di investire guardando l’evoluzione del mercato a partire dal prossimo anno. Tanto più che una compagnia di bandiera per poter vivere sul mercato deve avere una massa critica minima di 100 aeroplani », dichiarano all’unisono Filt Cgil, Uiltrasporti, Ugl. La Federazione Nazionale del Trasporto Aereo, che raggruppa Anpac, Anpav e Anp, in rappresentanza dei piloti e degli assistenti di volo di Alitalia esprime «preoccupazione per le indiscrezioni ed auspica che vengano coinvolti tutti gli attori possibili nella definizione del piano industriale della nuova compagnia di bandiera».
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