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Alitalia, il richiamo della Ue: no ad aiuti di Stato

La Ue torna a mettere i suoi paletti sulla partita per il salvataggio di Alitalia: «Gli interventi pubblici — ha detto ieri un portavoce della Commissione — devono essere o conformi al mercato oppure rispettare le regole Ue sugli aiuti di Stato». Un cartellino giallo preventivo per scoraggiare fughe in avanti di Roma che fatica a trovare soci privati per l’ex-compagnia di bandiera e potrebbe essere tentata di convertire in azioni Alitalia quel che resta del prestito- ponte da 900 milioni garantito all’aerolinea per tenerla in vita e finora procrastinato di sei mesi in sei mesi.
Bruxelles non sembra comunque per ora intenzionata a forzare la mano malgrado l’esecutivo abbia deciso di togliere la data di scadenza all’assegno girato ai commissari che in teoria avrebbe dovuto essere restituito il 30 giugno. «Allo stato non abbiamo abbastanza elementi per prendere una posizione sul fatto se una conversione di una parte del prestito in capitale della Newco rispetterebbe le regole Ue » , fanno sapere dall’Unione. Nessuno, insomma, sarà troppo fiscale. L’importante, pare di capire, è che per Alitalia si riesca a trovare una soluzione di mercato, come auspica da tempo il ministro del Tesoro Giovanni Tria, senza eccessivi aiuti pubblici.
Peccato che una soluzione di questo genere, al momento, non sembri alle porte: la compagnia Usa Delta è l’unico investitore pronto a mettere qualche milione di euro (si dice attorno ai 100) per il rilancio del partner italiano. Le Fs, un po’ tirate per la giacchetta, potrebbero metterne altri 300, il Tesoro 150 dal tesoretto del prestito ponte. Ma per completare il salvataggio mancano ancora 400 milioni e di principi azzurri all’orizzonte non se ne vedono.
L’unica trattativa in corso più o meno ufficialmente è quella delicatissima con Atlantia, azionista unico di Aeroporti di Roma e padrone di quelle Autostrade con cui l’esecutivo, dopo la tragedia del Ponte Morandi, è ai ferri corti. Gli advisor di Fs hanno chiesto nelle scorse settimane un aiuto ai Benetton. Loro per ora hanno detto di no.
Ma dietro le quinte si lavora a un compromesso che nessuno espliciterà mai, come è ovvio, nero su bianco in un contratto: il governo potrebbe allentare la pressione su Atlantia ( ad esempio mandando su un binario morto la causa già difficile per il ritiro della concessione) e in cambio quest’ultima potrebbe tornare a mettere — magari attraverso Adr — altri soldi su Alitalia. Partita in cui i Benetton, tra le altre cose, hanno già perso quasi 300 milioni dal 2009 ad oggi.

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