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Alitalia, proroga condizionata “Un piano entro il 21 novembre”

E sette. Si allungano al 21 novembre i tempi per la presentazione di offerte vincolanti per Alitalia. Il ministro Stefano Patuanelli ieri ha autorizzato una ulteriore proroga, la settima, anche se la soluzione del giallo che tiene col fiato sospeso da 30 mesi dipendenti e governi che si sono alternati sbandierando salvataggi impossibili, sarà «subordinata a delle condizioni». Come spiega il responsabile del Mise servirà «l’intervento diretto dei commissari» nella trattativa, «con un immediato confronto con gli offerenti» oltre ad una «richiesta di aggiornamento quotidiano sullo stato di avanzamento dei lavori». In soldoni vuol dire che non si giungerà alla scadenza finale solamente con i nomi dei 3 partner pronti a investire un miliardo di euro (Fs, Atlantia e Delta), per poi avviare un tormentato negoziato su nuove rotte e ricavi. Il 21 novembre il ministro vorrà sul tavolo un progetto solido e credibile.
Ma come mai tanta fretta dopo due anni e mezzo di commissariamento e un miliardo più interessi bruciati per tenere in piedi una compagnia alla canna del gas? Proprio perché il piatto piange e in cassa sono rimasti (forse) 250 milioni di euro più i 350 del nuovo prestito ponte che rischiano di essere inghiottiti da stipendi e spese per il mantenimento della flotta nel periodo autunnale e invernale, il peggiore dal punto di vista dei ricavi.
L’ennesimo rinvio cade nel giorno di un consiglio di amministrazione delicato di Lufthansa, i cui vertici vorrebbero provare a entrare nella newco scalzando il concorrente Delta. Per il momento però, la discussione all’interno del board tedesco vede contrapposte le idee del management e quelle del sindacato dei dipendenti. Alcuni consiglieri propongono di mettere sul piatto un’offerta non solo commerciale ma (anche) in denaro, al fine di allungare la propria rete di collegamenti verso il Mediterraneo utilizzando la linea aerea italiana. E quindi da Roma verso Africa e Sud America. Sarebbero invece contrari ad una partecipazione in Alitalia, mettendo i piedi nelle sabbie mobili della politica italiana, alcuni dirigenti e i dipendenti. Il 7 novembre, quando verranno resi noti i conti dei nove mesi, Lufthansa potrebbe così annunciare la risposta definitiva al possibile ingresso in Alitalia che è ancora all’ordine del giorno della riunione del cda di lunedì.
Manca, dunque, meno di un mese per scegliere il partner industriale tra Delta e Lufthansa. Ma occorrerà mettere insieme i cocci di un consorzio che da luglio scorso cerca di abbozzare un piano di salvataggio e rilancio della compagnia. Sono trascorsi circa 100 giorni da quanto Ferrovie dello Stato, Atlantia e Delta hanno iniziato a discutere del progetto di durata triennale che avrebbe dovuto salvare posti di lavoro e mettere il turbo alla nuova società entro gennaio. Nonostante tutto ci sono molte questioni delicate in sospeso: chi pagherà il conto dei prestiti ponte (quasi un miliardo e mezzo interessi compresi)? E come salvare o contenere la rabbia dei 2.500 impiegati, piloti e operai da sacrificare per alleggerire la compagnia? C’è, infine, il problema dell’offerta di Delta: gli americani non hanno voglia di puntare più di 100 milioni (al massimo 150) su un tavolo da poker dove tutti, oltre ai contribuenti, rischiano di perdere l’investimento.

Lucio Cillis

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