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Alitalia, proposta finale per l’alleanza con Etihad

È partita ieri da Roma per Abu Dhabi la risposta di Alitalia a Etihad Airways. La lettera è stata messa a punto dall’amministratore delegato, Gabriele Del Torchio, raccogliendo le indicazioni emerse lunedì nell’incontro a Palazzo Chigi con le banche (Intesa Sanpaolo e Unicredit) e i principali azionisti della compagnia.
La missiva, il cui contenuto è riservato, dà una risposta alle dure condizioni poste dalla compagnia degli Emirati Arabi Uniti per arrivare al matrimonio. In caso di accordo i soci arabi, pur rimanendo in una posizione di minoranza (fino al 49%) acquiserebbero il comando di Alitalia. Gli emiratini lo hanno già fatto con la tedesca Air Berlin, dove pur avendo meno del 30% del capitale hanno imposto il cambio dell’amministratore delegato e della prima linea dei dirigenti.
Il punto più caldo è il debito finanziario, Etihad ha chiesto la cancellazione di 400 milioni di debiti a breve. Ma dovrebbero essere toccati anche i 165 milioni di crediti concessi ad Alitalia dopo la conclusione dell’aumento di capitale di dicembre, le banche coinvolte sono Intesa e unicredit (70 milioni a testa), Popolare di Sondrio e Mps per i residui 25 milioni.
Secondo quanto emerso dopo il vertice di lunedì con il sottosegretario Graziano Delrio, le banche accetterebbero di cancellare un terzo di questi crediti, gli altri due terzi verrebbero convertiti in azioni di Alitalia. Ieri mattina, ha riferito una fonte autorevole, c’erano ancora discussioni con tre banche, in particolare con Unicredit che vuole proteggere dal taglio i 140 milioni concessi ad Alitalia come finanziamenti per factoring. Ma anche Popolare di Sondrio e Mps non sarebbero del tutto convinte al sacrificio. Non ci sarebbero invece obiezioni dalla banca più esposta, Intesa, che ha almeno 280 milioni di crediti verso Alitalia.
In serata tuttavia, come riferito da tutte le agenzie di stampa, è stato confermato che la lettera di risposta a Etihad era partita. La risposta non è comunque un’accettazione piena delle dure condizioni poste da James Hogan, l’a.d. di Etihad. Se Hogan dovesse respingere al mittente anche questa controproposta, il governo dovrebbe riconvocare le banche.
L’altro punto delicato sono gli esuberi. Etihad avrebbe chiesto 2.600 esuberi, secchi e non a rotazione come è la gestione degli attuali esuberi (ci sono quasi 3mila dipendenti in cigs o contratti di solidarietà). Questa parte della trattativa per ora resta sullo sfondo. In questo modo la questione esuberi potrebbe venire affrontata con i sindacati dopo le elezioni europee del 25 maggio.
Terzo aspetto, che sembra risolto, le garanzie chieste da Etihad contro il rischio per contenzioso o pendenze del passato, dei primi cinque anni di vita dell’Alitalia-Cai: questo può essere raggiunto o con la creazione di un fondo di copertura rischi (per un valore potenziale di 450 milioni) o con la separazione tra Alitalia che diventerebbe la «old company» e creazione di una nuova compagnia. In questa «new company» confluirebbero le attività di volo e i soldi iniettati da Etihad, fino a 550 milioni.
Giacomo Aiello, capo di gabinetto del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, ha detto ieri a un convegno della Luiss: «Stiamo discutendo sulle lettere che dobbiamo mandare a Etihad. Dobbiamo rispondere ad alcune condizioni che non riguardano solo il personale ma anche i debiti di Alitalia. Stiamo studiando alcune misure che non sono legali ma economiche».
Roberto Scaramella, a.d. di Meridiana, anch’essa impegnata in una ristrutturazione, ha riferito un aneddoto: «La settimana scorsa ero a Londra per incontrare la comunità finanziaria: tutti mi hanno chiesto di Alitalia e solo dopo sono riuscito a parlare di Meridiana. Quindi la ripresa di Alitalia ridà credibilità al paese e al settore».

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