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Alitalia pronta per Etihad, Poste vuole il 5%

Inutile nasconderselo. L’accordo tra Alitalia e Etihad si accompagna a «conseguenze dolorose», in termini occupazionali. A scriverlo in una lettera ai dipendenti è l’amministratore delegato della compagnia, Gabriele Del Torchio, che sottolinea: «Non abbiamo alternative, ma abbiamo invece davanti un’opportunità vera che l’accordo con Etihad ci offre». Per tutti gli attori della partita lo spartiacque è il 25 luglio, quando l’assemblea di Alitalia dovrà approvare il contratto con Etihad. Al tavolo ci sarà anche Poste che intanto tira dritto e punta a investire esclusivamente nella nuova Alitalia. Il consiglio di amministrazione del gruppo postale ieri ha preso visione della lettera in cui l’amministratore delegato, Francesco Caio, fissa le condizioni per aprire i cordoni della borsa. L’impegno di 40 milioni di euro dovrà essere esclusivamente destinato all’attività del nuovo vettore, frutto dell’accordo tra Alitalia e Etihad. Non a caso, l’intero consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha sposato l’impianto di Caio. In una nota è spiegato che il board «ha fatto il punto sulle linee guida del nuovo piano industriale e ha esaminato l’impostazione data da Poste alla partecipazione all’operazione Alitalia-Etihad condividendone la logica industriale e di mercato» . 
In soldoni significa che Caio non intende mettere i 40 milioni nella sottoscrizione dell’equity commitment, destinandoli alle perdite e agli eventuali contenziosi legati alla vecchia Alitalia. Il cambio di prospettiva è netto rispetto a quanto atteso dalle banche e, pure, da chi al governo sta seguendo la partita. Come ribadito in consiglio, Poste investirà per assicurarsi il 5% del nuovo vettore. Diventandone il terzo azionista a fianco di Etihad e di Cai. A supporto di questo indirizzo ci sono, del resto, una serie di valutazioni sull’inopportunità di destinare ulteriori risorse (nell’autunno scorso Poste ha investito 75 milioni di euro nel salvataggio di Alitalia) in un’operazione che potrebbe configurarsi come aiuto di Stato. Basti pensare che un’eventuale procedura di infrazione farebbe saltare tutto. Poste, questo il ragionamento, starebbe muovendosi perciò a esclusiva tutela dell’intera operazione. Unicredit e Intesa Sanpaolo nelle prossime prenderanno atto che il peso della gestione pregressa rischia di gravare più del previsto sulle loro spalle. Ieri l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha spiegato «io sto bene», rispondendo a chi gli chiedeva di possibili mal di pancia da parte degli istituti bancari. Tornando a Poste va aggiunto che il consiglio ieri ha nominato Marco Siracusano nuovo responsabile della divisione BancoPosta. Caio ha poi illustrato una bozza del piano di impresa in vista della quotazione. Le linee guida sono state presentate ai sindacati durante un incontro nel pomeriggio .
L’ultimo tema affrontato dal consiglio di Poste ha riguardato il trattamento economico e l’indennità da accordare all’ex amministratore delegato, Massimo Sarmi, all’indomani della sua uscita dopo dodici anni trascorsi in azienda.

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