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Alitalia, primo sì al piano al 2021

C’è il sì al piano industriale, ma non al rifinanziamento e ricapitalizzazione di Alitalia. «Il finanziamento del piano da parte degli azionisti è subordinato all’accordo con i sindacati sul nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro e sulle misure relative al personale previste nel piano di rilancio», ha stabilito il cda nell’approvare il «piano di rilancio 2017-2021», presentato ieri al governo. Oggi l’incontro con i sindacati sui tagli, almeno 2.000 esuberi (cifra non ufficiale) più altri 900 circa derivanti dalla messa a terra di 20 aerei Airbus 320. Chiesto il taglio del 31% degli stipendi.
«Abbiamo tanto da lavorare», ha detto il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, dopo l’incontro allo Sviluppo economico con la delegazione Alitalia, guidata dal presidente Luca Cordero di Montezemolo. C’erano anche il neoconsigliere Luigi Gubitosi, l’amministratore delegato, Cramer Ball, il vicepresidente, James Hogan.
La dichiarazione del ministro fa capire la complessità dell’operazione. Del resto le banche azioniste, Unicredit e Intesa, che con altri soci attraverso Cai-Midco possiedono il 51% della compagnia, hanno molte perplessità sul piano dell’a.d., Cramer Ball, manager di Etihad. Le banche ritengono ottimistiche le proiezioni di crescita dei ricavi di circa 900 milioni di euro da qui al 2019, dagli attuali 2,9 miliardi a 3,7 miliardi. Vorrebbe dire una crescita del 30% per un’azienda che da anni subisce un declino dei ricavi.
Il piano ipotizza il «ritorno all’utile entro la fine del 2019», dice Alitalia. Per farsi approvare il piano e far quadrare i conti, almeno sulla carta, Ball ha dovuto accelerare gli interventi sui tagli. Ha previsto che «Alitalia, entro la fine del 2019, ridurrà i costi, operativi e del lavoro, per un miliardo di euro». Finora quest’anno sono stati ottenuti risparmi per soli 2,5 milioni.
La nota congiunta di Calenda e Delrio dice: «Si tratta di un piano molto ampio che contiene numerosi elementi da approfondire e che richiede una implementazione rapidissima». L’asseveratore del piano, il commercialista Riccardo Ranalli, ha indicato il termine del 15 aprile per raggiungere l’intesa con i sindacati, oltre questa data eventuali scioperi causerebbero una perdita di ricavi e indebolirebbero le stime del piano. I tempi sono molto stretti, ma la trattativa con i sindacati è un’incognita. Per questo le banche, nella delibera del cda dell’altra sera, hanno posto la condizione che il finanziamento del piano da parte degli azionisti è subordinato all’accordo con i sindacati.
Il piano stima un fabbisogno finanziario di circa 900 milioni. Di questi 400 milioni sono soldi che la compagnia ha già ricevuto, crediti finanziari delle banche (per 180 milioni) e strumenti partecipativi sottoscritti da Etihad con il «quasi-equity» (210 milioni) che verrebbero convertiti in capitale. Poi occorrono ulteriori 500 milioni di nuova cassa. Perché a fine mese Alitalia non avrà più liquidità e rischierebbe la paralisi. Oltre a questo, siccome sono stati individuati rischi che non vengano centrati gli obiettivi, l’asseveratore ha richiesto ulteriori garanzie di capitale («contingent equity») per 500 milioni.
Una somma ingente, in tutto 1,4 miliardi, di cui un miliardo di nuova cassa. Per il momento non verrà erogato un euro, finché non ci sarà un accordo con i sindacati sugli esuberi (secondo fonti sindacali potrebbero arrivare a 3-4.000, Alitalia ha smentito queste cifre). Se non arriveranno i soldi, all’Alitalia potrebbe arrivare il commissario.

Gianni Dragoni

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