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Alitalia, primo accordo con Etihad

Il matrimonio tra Etihad e Alitalia (molto probabilmente) si farà: le due compagnie ieri hanno confermato in una nota congiunta di aver trovato un accordo sui termini e le condizioni dell’operazione con la quale il vettore di Abu Dhabi acquisirà «una partecipazione azionaria del 49%» in Alitalia. E «già dai prossimi giorni» i due vettori procederanno a scrivere il contratto, che includerà le condizioni concordate. L’obiettivo è di chiudere prima della fine di luglio. Spetterà poi alle competenti autorità Antitrust dare il via libera definitivo al perfezionamento dell’alleanza, che già spaventa Lufthansa e mette in allerta l’Unione europea. 
L’accordo prevede investimento di 560 milioni: 400 milioni attraverso un aumento di capitale riservato ad Etihad che entrerà in una newco; circa 100 milioni serviranno a comprare una quota di maggioranza di Loyalty, la società che gestisce il programma MilleMiglia; mentre una sessantina di milioni dovrebbe finanziare l’acquisizione di nuovi slot all’aeroporto di Londra Heathtrow, che Etihad girerebbe ad Alitalia per un rafforzamento della presenza nella capitale britannica. Il primo nuovo volo da Milano Malpensa dovrebbe essere invece, nel 2015, l’anno dell’Expo, il collegamento con Shanghai.
A sbloccare la situazione, dopo il via libera all’ingresso di Etihad da parte del consiglio di amministrazione di Alitalia del 13 giugno, è stato, martedì, «un importante incontro con le banche e con i principali azionisti, in un clima positivo e nel quale si sono fatti passi avanti decisivi», ha rivelato ieri il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, che ha partecipato alla riunione insieme all’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio. «È sempre più chiaro che questo matrimonio s’ha da fare, perché è ormai evidente a tutti che si tratta di un forte investimento industriale con concrete prospettive di sviluppo per la nostra compagnia», ha aggiunto il ministro annunciando che «presto» con il ministro del lavoro Poletti incontrerà i sindacati «per fare il punto sulla vicenda esuberi. Sono sempre stato e continuo a essere fiducioso nel buon esito dell’operazione».
Se il nodo del debito è «un problema avviato a soluzione», con il sostanziale accordo sulla cancellazione di un terzo dell’indebitamento a breve e la conversione in azione dei restanti due terzi, restano ancora alcune resistenze sul fronte del factoring da parte della Popolare di Sondrio, la più piccola delle 4 banche creditrici, che includono Intesa e Unicredit, già azioniste, e il Monte Paschi di Siena.
Più delicata è invece la questione dei 2.251 esuberi, che per Etihad devono essere licenziati. Sarebbe quindi esclusa la cassa integrazione. Ecco perché solo una mediazione del governo, con l’individuazione di altri ammortizzatori sociali, può vincere le resistenze sindacali e fare uscire dall’impasse.
L’arrivo del vettore del Golfo nel capitale di Alitalia però fa paura a Lufthansa, preoccupata di perdere una fetta consistente dei viaggiatori lombardi che finora ha scelto di fare scalo a Francoforte per volare verso Est. «È vitale che l’Unione europea e le autorità dei Paesi membri pongano fine alla concorrenza sleale da parte dell’aviazione sussidiata dallo Stato e proibiscano l’aggiramento delle regole europee in materia sussidi», ha dichiarato il gruppo Lufthansa all’Adnkronos. A rispondere ci ha pensato. «Non permetteremo a nessuno di usare l’Europa per limitare il libero mercato e lo sviluppo del trasporto aereo», ha detto il ministro. Ma ieri è scesa in campo anche l’Unione europea, che ribadito di essere pronta a richiedere «informazioni» per verifiche, se ci saranno «preoccupazioni», che siano rispettate le regole europee su proprietà e controllo.

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