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Alitalia, prestito e supercommissario Ma a rischio 5 mila posti di lavoro

Il governo concede altri sei mesi di vita ad Alitalia grazie ad un assegno da 400 milioni. Si tratta del terzo prestito ponte, dopo i precedenti due da 900 milioni complessivi già sotto la lente di Bruxelles. La Commissione europea, al momento, non pressa il governo e attende la notifica di quello elargito nelle ultime ore ma fa sapere che ogni passo ulteriore andrà comunicato alle autorità comunitarie.
Il mandato, che sarà probabilmente affidato ad un solo commissario e a una struttura manageriale, impone una profonda ristrutturazione della compagnia e non più il mantenimento della operatività per la gestione corrente e la formazione di un consorzio. Un consorzio con Atlantia, Fs e Delta o Lufthansa, imploso due settimane fa. Probabile, dunque, che i tre amministratori straordinari oggi in carica vengano sostituiti da una figura unica con poteri più ampi e da un dirigente esperto del settore aeronautico. «Il programma della procedura di amministrazione straordinaria», secondo il decreto, «contempla iniziative e interventi di riorganizzazione ed efficientamento della struttura e delle attività aziendali», funzionali alla cessione. Un progetto «integrato con un piano avente ad oggetto le iniziative e gli interventi di riorganizzazione ed efficientamento della struttura e delle attività aziendali delle medesime società funzionali alla tempestiva definizione delle procedure». Il mandato governativo, quindi, impone un cambio di rotta, pretende risultati rapidi e graditi ai possibili acquirenti. Il pensiero va subito a Lufthansa che ha in tasca un piano che include le attività di volo ma non quelle relative all’handling (bagagli e servizi di terra) e alla manutenzione di velivoli e motori.
Alitalia, per salvarsi, dovrà per forza di cose dimagrire riducendo la forza lavoro dalle attuali 11 mila unità a meno di 6 mila, attraverso la cessione di parti dell’azienda risanata, come bagagli e manutenzione. Un piano draconiano che lavoratori e sindacati difficilmente potranno digerire senza mettersi di traverso. E allora qual è la soluzione? L’esecutivo vuole procedere a tappe forzate verso la separazione societaria, magari arrivando ad un passo dallo spauracchio della liquidazione, un passaggio ovviamente temuto e respinto dai dipendenti. Il destino di Alitalia passa per le tre divisioni volo, handling e manutenzioni. Aziende al 100% di Alitalia, per dare una parvenza di omogeneità al gruppo che nei piani “ufficiali” dovrà essere venduta in blocco. Una volta giunti all’ennesima scadenza del 31 maggio (siamo a otto), si vedrà se ci saranno degli acquirenti pronti a comprare l’azienda oppure no.
In realtà oggi l’unica strada possibile è quella che porta in Germania dove Alitalia viene considerata poco appetibile nella sua configurazione attuale. La visita della scorsa settimana da parte del numero uno di Lufthansa, Carsten Spohr, che ha bussato ai Palazzi romani cercando di rassicurare il governo ma anche cercando rassicurazioni dalla politica, dimostra ancora una volta l’interesse dei tedeschi. Ma questa potrebbe essere davve ro l’ultima chance per la compagnia in perenne crisi di ossigeno che con l’ultimo prestito porta a ben 1,3 miliardi di euro (al netto degli interessi) le erogazioni garantite dallo Stato e entrate nel mirino dell’Ue.

Lucio Cillis

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