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Alitalia, pressing su Atlantia. Il dossier ora è allo studio

Atlantia si prepara a entrare nella partita per il salvataggio di Alitalia. Il gruppo autostradale controllato dalla famiglia Benetton sta valutando di presentare una manifestazione di interesse per la quota di capitale mancante nella Newco Nuova Alitalia. Si tratta di circa il 35-40% del capitale, corrispondente ad almeno 300 milioni. L’operazione, secondo quanto raccolto negli ambienti finanziari, è oggetto di valutazione in queste ore e porrebbe alcuni paletti. In particolare, si apprende, la partecipazione del gruppo autostradale e il versamento di un assegno di 300 milioni nella nuova società della compagnia di bandiera sarebbe condizionata alla presentazione di un piano industriale di rilancio serio e credibile. Tanto più che per Atlantia, se l’operazione non dovesse subire rallentamenti improvvisi, si tratta del terzo intervento diretto nella tormentata storia di Alitalia: aveva già partecipato alle due ricapitalizzazioni avvenute nel corso del 2008 e successivamente con l’avvento di Etihad. Al momento nessuna decisione definitiva é stata presa, anche perché il dossier sarà esaminato domani, quando è in agenda il cda. Fonti vicine al gruppo autostradale fanno sapere che «il tema Alitalia non figura all’ordine del giorno, ma non si esclude che se ne parlerà».

Sembra dunque prendere forma nei tempi previsti la nuova mappatura dell’azionariato della compagnia di bandiera, un dossier che nelle ultime settimane è stato seguito in prima persona dal premier Giuseppe Conte. Proprio da Palazzo Chigi è in corso un pressing a tutto campo, condotto insieme con banche d’affari e società coinvolte nella operazione. Lunedì scorso il vepresidente del Consiglio Matteo Salvini aveva sottolineato che il dossier deve chiudersi entro il 15 luglio, che è lunedì. E proprio ieri fonti del ministero dello Sviluppo hanno ribadito che non ci sarà alcun rinvio e che si va verso la chiusura lunedì 15 luglio con una newco controllata con la maggioranza assoluta da Ferrovie dello Stato e Mef. Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, il consorzio dovrebbe essere composto per il 35% circa da Ferrovie dello Stato, per una quota tra il 10 e il 15% dall’americana Delta e per una quota approssimativamente intorno al 15% dal Mef. Un libro soci in cui, appunto, potrebbe ora comparire anche il gruppo guidato da Giovanni Castellucci.

È evidente che l’avvio di un tavolo concreto su Alitalia si intreccia inevitabilmente anche con il nodo delle concessioni per Autostrade per l’Italia. Certo le due partite sono distinte, ma è altrettanto vero che l’interlocutore è lo stesso, e cioè la politica. L’impressione, dunque, è che una mossa sulla compagnia di bandiera possa quanto meno far calare la tensione delle ultime settimane e agevolare un dialogo più costruttivo. Al momento Autostrade per l’Italia dopo la pubblicazione della relazione degli esperti ingaggiati dal Mit è più confidente dei propri diritti. Da quel faldone emerge, a parere di Atlantia, la concreta difficoltà da parte del governo a procedere con una revoca della convenzione, salvo non voglia inciampare nel rischio di dover mettere seriamente mano al portafoglio. Un assegno che, nel caso specifico, si misurerebbe in miliardi. Si stima che allo Stato costerebbe tra 24,5 e 25 miliardi il valore dell’indennizzo dovuto al concessionario in caso di disdetta anticipata, calcolato sulla base dei flussi di cassa, che verrebbero a mancare, da oggi alla scadenza naturale della concessione nel 2038.

Marigia Mangano

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