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Alitalia presenta il piano alle banche

Il consiglio di amministrazione di Alitalia è stato fissato per lunedì 6 marzo. All’ordine del giorno l’approvazione del piano industriale e il rifinanziamento della compagnia, che rappresenta l’ultima spiaggia per evitare la bancarotta.
Il cda avrebbe dovuto riunirsi lunedì 27 febbraio, ma è saltato, perché non c’è accordo tra gli azionisti. Sono in corso ore mediazioni e incontri per cercare un’intesa, ma la situazione resta confusa e difficile. Le banche azioniste, Unicredit e Intesa Sanpaolo, non sono soddisfatte del piano industriale dell’amministratore delegato, Cramer Ball, che è sostenuto dal socio forte, l’emiratina Etihad.
Si litiga anche sulle risorse da iniettare in Alitalia. A fine marzo la compagnia esaurirà la cassa e dovrebbe fermare gli aerei. Per arrivare a fine anno si stima che occorrano almeno 600 milioni di euro di ulteriore cassa, in pratica i soldi bruciati dalle perdite di gestione. In più occorrerebbero altri soldi per dare il via al piano e agli investimenti. Una fonte autorevole stima che occorrerebbero 900 milioni complessivi entro fine anno.
Nessuno però sembra disposto a mettere un euro nella compagnia. Ieri a Milano sono cominciati gli incontri tra il vertice della compagnia e le banche. Ball ha discusso con Unicredit e Intesa la revisione del piano fatta dai consulenti «indipendenti», Roland Berger e Kpmg. «Il piano non sta in piedi», ha detto una fonte autorevole al Sole 24 Ore.
Roland Berger evidenzia diverse criticità del piano. La prima è la mancanza di coesione tra gli azionisti, che continuano a litigare. Per questo gli incontri tra il management e i soci sono separati. I rappresentanti di Etihad incontreranno Ball oggi, a Milano, ma in sede separata dalle banche, con le quali il confronto non è terminato. Ieri il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha incontrato gli emiri di Abu Dhabi, la proprietà di Etihad.
Roland Berger ha sollevato obiezioni anche sui contenuti. Ha fatto notare, come Il Sole 24 Ore ha già evidenziato, che la previsione di sviluppo dei ricavi (+42% nel 2019 rispetto al 2016) è irrealistica, dicendo che ci sono rischi «commerciali». Per questo l’advisor chiede maggiori tagli. Ball ha previsto di tagliare i costi, escluso quello del personale, di 160 milioni quest’anno e di arrivare a 250 milioni nel 2022. Secondo indiscrezioni, le banche chiederebbero tagli per almeno 130 milioni sul costo del lavoro, con 2.000 esuberi e un taglio degli stipendi; in più si dovrebbero elevare a 270 milioni i risparmi sugli altri costi, per un totale di almeno 400 milioni di tagli l’anno al 2022.
Ad oggi i tagli di costi conseguiti sono solo 2,6 milioni. Altra incognita: il “piano Ball” non affronta la trasformazione del breve e medio raggio in low cost, ch eè invece al centro dei contatti con i potenziali partner easyJet e Lufthansa. Quindi è tutto aleatorio. Né Lufthansa né easyJet farebbero accordi con Alitalia finché non ci sarà l’accordo con i sindacati per ridurre il costo del lavoro.
In agenda anche un incontro con Generali, che conferma il no alla richiesta di convertire in capitale 300 milioni di obbligazioni. Alitalia ha detto al governo che il piano sarà presentato ai primi di marzo. «Le notizie che ci hanno dato vanno in questa direzione. Aspettiamo intanto questo piano industriale, che il cda lo approvi e poi ragioneremo», ha detto il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. Se non ci sarà un accordo, all’Alitalia rimarranno solo due possibilità. La nomina di un commissario straordinario o la bancarotta.

Gianni Dragoni

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