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Alitalia, più tempo ai commissari per non svendere

L’asta per Alitalia accelera verso il tentativo di vendita ad ottobre, ma si prepara pure all’ipotesi dei tempi supplementari. I pretendenti all’acquisto per la compagnia presenteranno oggi ufficialmente le prime offerte non vincolanti. Precisando se intendono acquistare l’azienda così com’è, se vogliono rilevarla intera ma lasciando in capo all’amministrazione straordinaria parte dei passivi o se sono interessati solo a singole parti del gruppo. Una volta esaminate le proposte, i Commissari decideranno quale delle tre strade scegliere e chiederanno il via libera al Ministero dello Sviluppo economico per stilare il bando finale. A quel punto gli interessati dovranno presentare le loro offerte vincolanti entro fine ottobre per l’aggiudicazione.
Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari – i tre uomini alla cloche della compagnia non scriveranno un vero e proprio piano industriale, ma metteranno nero su bianco dopo l’estate una sorta di road map sulla gestione fino alla cessione.
Il percorso però rischia di non essere così lineare. Il motivo? A inizio 2018, salvo sorprese, ci sono le elezioni. E nessuno ha voglia di presentarsi in campagna elettorale con sul piatto il primo programma di tagli varato dal nuovo padrone dell’ex compagnia di bandiera. Il forcing per un rinvio della vendita è così in atto da qualche settimana. Le condizioni finanziarie – almeno per ora – ci sono. Le prenotazioni tengono. I 600 milioni di prestito ponte garantiti dal governo sono ancora quasi intatti anche perché durante l’estate i soldi che entrano in cassa sono più o meno quelli che escono per riempire i serbatoi agli aerei e pagare dipendenti e fornitori. La linea del Piave, oltretutto, è stata già segnata: la politica – come ha precisato negli ultimi giorni anche il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, vuole vendere Alitalia senza spezzatini. E in assenza di offerte appetibili per l’intera azienda ad ottobre, i Commissari potrebbero prendersi qualche tempo in più per preparare un nuovo bando continuando a garantire l’operatività. Una soluzione che lascerebbe il cerino in mano all’esecutivo che uscirà dalle elezioni del 2018.

Ettore Livini

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