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Alitalia, il piano slitta al fine settimana

Uno dei pochi punti fermi per Alitalia è che Poste Italiane non parteciperà al salvataggio della compagnia, il cui cda ieri ha rinviato l’approvazione del piano industriale a causa della lite, sempre più aspra, tra Etihad e le banche azioniste.
L’amministratore delegato di Poste, Francesco Caio, ha risposto con un «no» secco, alla commissione Industria del Senato, alla domanda se Poste sia disponibile a un impegno finanziario per Alitalia. Dopo i 75 milioni persi da Poste in Alitalia, nella gestione precedente, Caio, in occasione dell’ingresso di Etihad con il 49% nella «nuova» Alitalia, aveva accettato di iniettare altri 75 milioni, a condizione però che non fossero capitale di rischio, ma un prestito.
Caio evidentemente non crede nel piano dell’a.d. Cramer Ball. La lite tra Etihad e le banche, Unicredit e Intesa Sanpaolo, ha impedito ieri al cda di approvare il piano industriale. Secondo Alitalia il cda «è stato aggiornato sul processo di condivisione con gli azionisti del piano di rilancio della compagnia, alla luce del lavoro svolto dall’advisor Roland Berger che sta redigendo una valutazione indipendente del piano stesso». Secondo l’azienda «il cda approverà il piano entro la fine della settimana». La data ipotizzata è giovedì 9 marzo, a patto che si arrivi a un accordo.
Le banche contestano l’ottimismo di Ball sui ricavi e chiedono un’accelerazione nel taglio dei costi, concentrandosi sul costo del lavoro: si parla di almeno 2.000 esuberi, 20 aerei a terra Airbus 320 (che avrebbero come conseguenza altri esuberi, 45 persone per ogni aereo), un taglio medio del 31% degli stipendi. E niente sviluppo nel lungo raggio. Le banche vorrebbero presentarsi a fine anno con un’azienda più piccola, per cercare di vendere Alitalia a un vettore europeo, l’ipotesi principale è Lufthansa, ma non è l’unica.
L’altra questione è la guida della compagnia. Le banche non si fidano di Ball, scelto da Etihad. Nel cda ieri ci sono stati momenti di forte tensione, con uno scontro tra gli uomini di Etihad, James Hogan in videoconferenza e Ball da Roma, opposti a Gaetano Miccichè di Intesa. Ball non si dimette, dovrebbe rinunciare a uno stipendio fisso di circa un milione di euro lordi l’anno (più due bonus variabili che potrebbero elevarlo fino a 2,2 milioni l’anno). Le banche hanno candidato Luigi Gubitosi, si discute su deleghe e inquadramento. Secondo fonti vicine al gruppo di Abu Dhabi, Etihad è disponibile a inserire un nuovo manager ma solo come presidente esecutivo, il quale dovrebbe però _ avverte Etihad _ lavorare a fianco di Ball e di tutto l’attuale management. Quindi sarebbe un numero due, non un numero uno. Se questo schema dovesse passare, uscirebbe di scena il presidente, Luca Cordero di Montezemolo .

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