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Alitalia, il piano s’inceppa Di Maio: Fs partner tecnico

Sono ore decisive e confuse per Alitalia a sette giorni dalla scadenza della procedura di vendita. Ore confuse perché dai sindacati – pronti allo sciopero – fino al ministero dell’Economia, passando per Delta e easyJet, fioccano i dubbi sulla strategia di Luigi Di Maio. Senza contare che i tempi per una soluzione sono strettissimi. Al punto che nell’esecutivo, starebbe maturando l’idea di spostare le lancette della vendita a fine anno. A quanto pare nessuno degli attori coinvolti nella vicenda riesce a orientarsi nel flusso di affermazioni e retromarce delle ultime ore. Di Maio ieri a Radio24, ha parlato di Ferrovie non più come un compratore ma come possibile « partner tecnico » , sollevando dubbi sulla reale esistenza di un’offerta concreta per Alitalia. Anche Delta avrebbe solamente manifestato l’intenzione di procedere ad un accordo sui collegamenti transatlantici. Un patto che non porterebbe grossi giovamenti economici ad Alitalia. In cambio di qualche rotta in più rispetto a oggi, gli americani chiedono mani libere sulla gestione di questi voli. L’altro grande dubbio nasce dal tono delle dichiarazioni incentrate sulla cautela che proprio Delta affida a Repubblica: «Alitalia è un partner di lunga data per noi in una joint-venture che comprende anche Air France- Klm » . Niente di veramente impegnativo, per ora.
Più nette le parole che easyJet utilizza per descrivere la situazione: « Easyjet continua ad essere interessata ad una Alitalia ristrutturata, e parte di un consorzio ( con Delta – ndr). Le discussioni sono in corso, tuttavia non siamo a conoscenza di quali decisioni il governo italiano potrà prendere sulla procedura di vendita » . In pratica, nessuno al momento, tanto meno Di Maio, ha ancora chiamato il gruppo low cost per discutere del futuro o di offerte. Oltretutto la società inglese parla di « Alitalia ristrutturata » , aprendo la porta al nervosismo dei sindacati. Infatti, non appare affatto semplice la gestione degli eventuali esuberi visto che Fs non sembrano disposte a fare passi avanti per assorbire dipendenti in uscita da Alitalia.
Le stesse Ferrovie nelle ultime ore, hanno cambiato rotta e seguìto le indicazioni dell’azionista Tria che tiene testa a Di Maio in uno scontro che va ben oltre Alitalia: il ministero dell’Economia, ha raffreddato gli entusiasmi imponendo ai vertici di Fs una frenata sul possibile impegno diretto e sull’utilizzo di ciò che resta del prestito ponte, 600 milioni circa. Sul tavolo, c’è una proposta non vincolante che non risolve i problemi del vettore alla vigilia dell’inverno. Inoltre, ieri sera il gruppo tecnico che sta cercando di indirizzare il futuro di Alitalia verso il rilancio, ha incontrato il vicepremier per fare chiarezza su tempi, modi del rilancio e sul ruolo dei commissari. Il governo, dunque, naviga a vista e nelle prossime ore sapremo se la cessione dell’azienda dovrà attendere tempi migliori e soprattutto idee migliori, proprio mentre i sindacati scalpitano. I primi a mettere in guardia il governo Conte sono piloti e gli assistenti di volo della federazione che raccoglie il grosso dei comandanti in Alitalia: per Anp, Anpac e Anpav, «l’assenza di certezze e ripetute dichiarazioni che dipingono un quadro opaco con possibili esuberi tra i naviganti, ci spingono verso la mobilitazione del personale » . Stessi toni da Filt- Cgil e Fit-Cisl («il tempo stringe, no a soluzioni raffazzonate » ) e dalla Uil Trasporti che parla di «poca chiarezza » e di «parole preoccupanti di Di Maio».

Lucio Cillis

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