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Alitalia, il piano non passa la verifica Riserve delle banche su tagli e ricavi

Il piano industriale di Alitalia non funziona. I risparmi ottenuti sono minimi, non c’è il promesso aumento dei ricavi, la compagnia continua a perdere circa due milioni di euro al giorno e ha ormai esaurito la cassa.
I rappresentanti delle banche azioniste hanno confermato le forti riserve sul piano, in contrasto con l’a.d. Cramer Ball e gli altri rappresentanti del socio Etihad, durante il cda della compagnia che ieri ha esaminato lo stato di avanzamento del piano: solo 20-25 milioni i risparmi ottenuti, nelle voci al di fuori del costo del lavoro. L’azienda ha quindi incontrato i sindacati insieme al governo, c’era il consigliere (e presidente designato) Luigi Gubitosi, manager di fiducia delle banche, assente Ball. Malgrado la contrapposizione e la situazione difficile, Gubitosi ha detto che «il clima con i sindacati rimane sereno». Anche ieri sera a tenere banco sono stati i 2.037 esuberi previsti dal piano industriale tra il personale di terra; di questi 813 sarebbero coinvolti in processi di esternalizzazione (in prevalenza nella manutenzione, tra le ipotesi Atitech). Rischiano di diventare esuberi anche 400 naviganti, in seguito alla messa a terra di 20 aerei Airbus 320.
L’incontro con€ i ministri Carlo Calenda (Sviluppo economico), Graziano Delrio (Trasporti) e Giuliano Poletti (Lavoro) è stato preceduto da una riunione tecnica al ministero del Lavoro. Per ridurre i licenziamenti si è ragionato su queste ipotesi: 5-600 lavoratori potrebbero essere coinvolti nella cigs per crisi aziendale, circa 400 potrebbero essere uscite volontarie, con il sostegno della Naspi per due anni e il concorso del Fondo di categoria per altri 2 anni. «Puntiamo a ricollocare i lavoratori considerati in esubero dall’azienda», spiega Claudio Tarlazzi (Uilt). Questa mattina nuovo incontro al Mise, ma «lo sciopero del 5 aprile resta confermato», afferma Antonio Piras (Fit-Cisl). Dal 6 aprile partirà la «no stop» al tavolo con l’obiettivo di chiudere il 13, ha spiegato Calenda, perché «entro il 14 aprile va fatto partire il piano di ristrutturazione finanziaria: se non c’è un accordo non si può fare la ricapitalizzazione e si spostano avanti i termini e la situazione diventa più difficile».
Le banche hanno posto come condizione per il finanziamento del piano che vi sia l’accordo con il sindacato sul nuovo contratto di lavoro e sui tagli al personale. Si parla di un’ipotesi di prestito ponte, una nuova linea di credito. Il pacchetto complessivo dovrebbe essere puntellato da una garanzia pubblica, con il coinvolgimento di Cdp, per un valore di almeno 214 milioni.

Gianni Dragoni
Giorgio Pogliotti

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