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Alitalia, il piano Lufthansa 3.000 esuberi e più America

Più collegamenti intercontinentali verso le Americhe e il Sud Africa. Sinergie sul breve e medio raggio con Air Dolomiti. E un pacchetto di esuberi tra le 2.500 e le 2.900 unità, in particolare tra gli impiegati e il personale non operativo.
Ma, soprattutto, nel piano di Lufthansa per Alitalia, non c’è più un aut aut sul controllo della linea aerea italiana, almeno per i primi anni di gestazione e di rilancio. Lufthansa sembrerebbe ora disponibile a lasciare la maggioranza allo Stato ( con le Ferrovie a fare da pivot) per prendersi il 51% in una fase successiva.
La conferma indiretta al disegno tedesco per Alitalia arriva anche dal consigliere di Lufthansa Harry Hohemeister, che all’Handelsblatt parla di « meno di 3mila esuberi » , per Alitalia e un piano di rilancio di lungo termine.
Il progetto che da mesi manager e governo stanno limando, secondo fonti vicine al dossier che Repubblica è in grado di rivelare, prevede un passo deciso per contrastare i concorrenti Delta e una indecisa Air France, in particolare. I due vettori alleati ( gli americani posseggono il 9% della linea aerea francese) nelle ultime settimane non sono riusciti a chiudere la trattativa con l’esecutivo e Fs.
Il piano Lufthansa, al momento, prevede una riduzione del personale inferiore alle tremila persone sulle complessive 11.500, che in alcuni casi potranno far ricorso ad incentivi all’uscita. I tagli colpiranno quasi totalmente gli uffici di Roma Fiumicino e dipendenti non di prima linea, oltre a una minima revisione del personale navigante in seguito al ridimensionamento della flotta. Gli aerei, secondo il piano, passeranno dagli attuali 120 a un numero compreso tra 75 e 90 nei primi due anni per poi risalire ad un centinaio. Sul lungo raggio l’idea dei dirigenti di Colonia è di puntare con decisione sulle rotte transatlantiche, in primis Sud America e Stati Uniti, chiudendo quei collegamenti verso l’Asia che, Tokyo a parte, non riescono a portare utili significativi.
Roma — compresa in una retta ideale che passa già per i due scali principali di Lufthansa, ossia Francoforte e Monaco — sarà l’hub principale del Sud Europa con un ampio respiro anche verso Africa e Medio Oriente. Sul breve e medio raggio, invece, i due marchi Cityliner (Alitalia) e Air Dolomiti ( Lufthansa) continueranno a convivere e a spartirsi per i primi anni tutto il traffico attuale, tenendo però conto delle sovrapposizioni esistenti su alcune rotte. Niente doppioni, dunque.
Le manutenzioni sono uno dei punti dolenti della trattativa visto che Lufthansa ha il grosso delle attività ” pesanti” — quelle che vanno oltre la manutenzione periodica normale — nell’Est Europa. Ed è probabilmente qui che si sposterà l’asse del sistema Maintenance, Repair and Overhaul, in gergo Mro. Ma in questo caso, viste le resistenze dei sindacati, si potrebbero siglare degli accordi biennali per alleggerire gli effetti sull’occupazione.
Un altro passaggio fondamentale per ridurre i costi e riportare in attivo la compagnia in amministrazione straordinaria, riguarda gli aerei presenti in flotta: oggi Alitalia ha diverse tipologie di macchine di breve e medio raggio (Airbus 319, 320, 321 e Embraer 170 e 190) e due famiglie per il lungo ( Airbus 330, Boeing 777- 200 e 300). Con la flotta omogenea si otterranno risparmi nella manutenzione e nella turnazione dei naviganti. Gli Embraer sono così destinati a scomparire mentre Airbus dovrebbe restare il marchio di riferimento, come accade per Lufthansa, che predilige il marchio franco- tedesco per far volare i propri clienti.
Ci sono poi le attività legate all’handling ( i bagagli): al momento si sta pensando di congelarle in attesa di una decisione definitiva simile a quella delle manutenzioni. Con possibili contratti (di medio termine) per evitare conflitti sindacali. L’alternativa sul tavolo da mesi è la cessione di questo ramo d’azienda a società leader nel settore.

Lucio Cillis

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