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Alitalia, perdite a 180 milioni

Alitalia chiude il 2012 con poco più di 180 milioni di perdite. E guarda al 2013 confermando l’obiettivo di un pareggio operativo entro fine anno. Il dato negativo dell’anno scorso, meno peggiore del previsto, conferma comunque l’emergenza finanziaria della società presieduta da Roberto Colaninno che ieri ha riunito il cda in un vertice fiume durato più di 7 ore, il primo dopo la scadenza, il 12 gennaio scorso, del lock up per gli azionisti della compagnia.
Il consiglio di amministrazione dopo aver preso atto dei risultati del preconsuntivo 2012 ha esaminato l’andamento del primo trimestre del nuovo esercizio che sarebbe in linea con le previsioni di budget, nonostante la crisi profonda che colpisce il settore. Le partite cruciali sul riassetto di Alitalia-Cai così come l’avvio ufficiale di un mandato esplorativo per trovare un compratore alla banca Rothschild sono state invece rinviate alla prossima settimana quando dovrebbe riunirsi un nuovo cda. Sul tavolo ci saranno varie opzioni per ritrovare l’equilibrio finanziario perso: dall’ipotesi più remota di una ricapitalizzazione alla possibilità che alcuni soci, i più grandi, finanzino la compagnia. In pista anche il progetto già ben avviato di scorporo in una nuova società del programma di biglietti premio per i clienti, il Millemiglia. Uno “spin off” simile a quello che hanno già fatto altre compagnie che secondo Ernst & Young dovrebbe valere intorno ai 180 milioni. Praticamente quanto le perdite complessive del 2012 che nei primi nove mesi sono state di 173 milioni a cui si aggiungono circa 10 milioni dell’ultimo trimestre, una chiusura comunque migliore del previsto.
Durante il cda di ieri è stato anche esaminato l’andamento del primo trimestre 2013 che confermerebbe le previsioni di budget. Già a metà dicembre l’ad Andrea Ragnetti aveva assicurato che, nonostante il 2013 si prospettasse «molto difficile», gli obiettivi di un margine operativo positivo sarebbero rimasti inalterati.
Ma al di là dei conti, la riunione di ieri è anche stata l’occasione per un faccia a faccia tra i maggiori azionisti, dopo un primo confronto più ristretto nel comitato esecutivo della scorsa settimana. Anche se è Air France-Klm l’azionista numero uno, titolare del 25% del capitale l’altro 75% è diviso tra venti soci italiani: tra questi si distinguono Intesa Sanpaolo (possiede circa il 10%), i Benetton con Atlantia (8,85%), la Fire di Emilio Riva e figli, proprietari dell’Ilva di Taranto e titolari del pacchetto principale (il 10,62 per cento), Salvatore Mancuso con il fondo lussemburghese Equinocse (3,81 per cento). L’intenzione dei soci italiani è quella di capitalizzare al massimo l’investimento fatto nel 2008. Il pretendente favorito all’acquisto resta, almeno per ora, Air France-Klm, ma si parla anche di un interesse dell’araba Etihad Airways di Abu Dhabi, la compagnia ufficiale degli Emirati Arabi Uniti. Toccherà quindi a Rothschild, appena avrà l’incarico, andare a bussare alle porte giuste. Con la speranza che qualcuno apra.

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