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Alitalia, per il socio si guarda a Oriente

Il caso Alitalia resta sul tavolo del governo ma non si vede ancora la soluzione. Difficile che l’argomento non venga affrontato oggi nel vertice a Roma tra il premier Enrico Letta e il presidente francese Francois Hollande, anche se l’annuncio di Air France-Klm di non partecipare all’aumento di capitale della compagnia italiana ha spinto il governo a guardare in altre direzioni, alla ricerca di nuovi azionisti dalle tasche profonde.
Palazzo Chigi guarda soprattutto al Medio Oriente. Le preferite sono le compagnie del Golfo persico, Etihad e Qatar Airways, forse anche Emirates. Un tentativo di dialogo sarebbe in corso anche con Mosca, con la russa Aeroflot, che ufficialmente ha smentito un interesse.
«Speriamo Alitalia cerchi anche altri partner, magari extraeuropei», ha risposto il consigliere economico di Palazzo Chigi, Fabrizio Pagani, ai giornalisti che ieri chiedevano se il tema sarebbe stato affrontato da Letta con Hollande. Pagani è rientrato dagli Emirati Arabi Uniti, dove ha visitato il salone aerospaziale di Dubai e ha incontrato il sottosegretario Butti Al Hamed del governo di Abu Dhabi. «Abbiamo parlato di investimenti ma nel senso più ampio possibile», ha risposto Pagani alla domanda su eventuali contatti con Etihad.
Secondo il governo «Alitalia è un asset importante che deve trovare soluzione in un grande network di alleanze internazionali». Air France-Klm «è stata partner storico. Ora – ha detto Pagani – c’è stata una sorta di disimpegno anche se nel lungo termine continua a dire che la collaborazione continuerà. Ce lo auguriamo».
Parigi ha comunicato che, al termine dell’aumento di capitale di 300 milioni di euro al quale non parteciperà (avrebbe dovuto versare 75 milioni), la sua partecipazione scenderà dal 25% al 7% circa. La percentuale dipenderà da quanto capitale sarà effettivamente sottoscritto, non c’è la corsa dei soci a versare. Nella compagine dovrebbe entare lo Stato attraverso Poste Italiane, con 75 milioni.
La rinuncia di Air France-Klm ha sollevato interrogativi nel governo su questa operazione, voluta da Letta ma non gradita al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. In seguito alla proroga dell’aumento di capitale per i soci fino al 27 novembre (il termine scadeva il 14 novembre), fonti governative riferiscono di un «rallentamento» dell’intervento di Poste. Ma non c’è un dietrofront. Oggi è prevista l’assemblea di Poste nella quale si pronuncerà il ministero dell’Economia, azionista unico. Il primo passo dovrebbe essere una modifica dello statuto per consentire alla società guidata da Massimo Sarmi di investire nell’Alitalia. Per completare la procedura di autorizzazione dovrebbe esserci un passaggio successivo, una delibera del consiglio di amministrazione. L’ingresso di Poste in Alitalia avverrebbe in dicembre, esaurite le prime due fasi, quella con il diritto di opzione riservato agli attuali soci e il secondo giro, l’inoptato offerto ai soli soci sottoscrittori nella prima tornata.
Finora sono stati versati 136 milioni, un terzo del totale richiesto ai soci. Gli approfondimenti del governo sulla base dei contatti stabiliti con Etihad e Qatar proseguiranno nei prossimi giorni. Qatar ha già respinto nei mesi scorsi una richiesta di intervento in una ricapitalizzazione di 500 milioni avanzata da Rotschild, per conto di alcuni soci di Alitalia.
Qatar ha rigettato anche le avance di, Meridiana, la compagnia controllata dall’Aga Khan. Il motivo è lo stesso: gli investitori arabi sono molto ricchi, ma non investono in attività disastrate come queste due compagnie, mentre sono attratti dal mattone di lusso. Il fondo del Qatar ha investito tra l’altro in Costa Smeralda. Più enigmatica Etihad. Sullo sfondo ci sono tentativi di abboccamento con Aeroflot, qualche consulente è all’opera.
Secondo Diego Della Valle «è un errore andare a fare la questua di chi può comprare la compagnia. Oggi bisogna pensare in grande e andare oltre. Il turismo è la vera carta da giocare per il futuro del Paese».

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