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Alitalia, i paletti di Fs e Atlantia

Fs e Atlantia vanno avanti su Alitalia, ma per definire il piano di rilancio e formulare l’offerta vincolante hanno bisogno di ulteriore tempo, di un partner industriale (Delta Air Lines) che investa di più e del governo che faccia la sua parte e della Commissione europea che non abbia da ridire sui prossimi passaggi. È la sintesi dei comunicati stampa (uguali) dei due cda di ieri e della lettera che Ferrovie ha inviato al Mise e ai commissari straordinari che dovranno decidere quante settimane concedere alle società.

Dopo alcuni giorni complicati — segnati dalla lettera di Atlantia al Mise del 2 ottobre per criticare il piano industriale e accennare alle incertezze sulle concessioni autostradali e l’offerta di partnership commerciale di Lufthansa (che per ora non s’impegna più di tanto) — Fs e l’holding confermano l’interesse a proseguire per definire il documento per un rilancio «condiviso, solido e di lungo periodo» di Alitalia.

Ma per arrivare all’offerta vincolante le società avrebbero chiesto — riferiscono due fonti al Corriere — 8 settimane (i commissari dovrebbero concederne meno) e pongono alcune condizioni. La prima: l’«individuazione di un partner industriale che partecipi al capitale della newco con una quota significativa». Non basta il 10% (100 milioni di euro) messo a disposizione da Delta. La seconda condizione: l’accordo sulla governance. L’amministratore delegato lo sceglieranno Fs e Atlantia con l’ok del governo. La terza condizione: i tre commissari devono poter gestire l’azienda fino al closing dell’operazione e il «necessario turnaround organizzativo, anche attraverso idonei strumenti di mitigazione sociale». Tradotto: con gli ammortizzatori sociali per i 2.000 esuberi e un prestito di almeno 250 milioni di euro. Prestito — quarta condizione — che non deve essere valutato da Bruxelles come aiuto di Stato perché diventerebbe un debito della newco.

Ultima condizione: «iniziative istituzionali» per permettere ad Alitalia di operare a «condizioni di mercato». Il governo — chiariscono le fonti — deve porre un freno agli incentivi alle low cost da parte degli aeroporti minori e rivedere certi accordi come il regime di «quinta libertà». Nel mirino, insomma, rischia di finire il volo diretto Emirates Milano-New York.

Leonard Berberi

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