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Alitalia, nuovo sos dai commissari: «Serve liquidità»

Senza nuovi finanziamenti pubblici i commissari di Alitalia non saranno in grado di pagare né il saldo del 50% degli stipendi di maggio né di versare le buste paga di giugno che, compresa la quattordicesima, comportano un esborso «netto di 22-23 milioni». È la situazione descritta da Gabriele Fava, avvocato giuslavorista, insieme agli altri due commissari della compagnia in audizione ieri alla commissione Bilancio della Camera.

«È vitale per noi avere un’iniezione di liquidità. Non solo per garantire gli stipendi ma anche tutti gli altri servizi collaterali al mantenimento in servizio dell’attività di Alitalia», ha detto Fava. Il decreto Sostegni bis ha stanziato un aiuto di ulteriori 100 milioni per Alitalia. Un prestito oneroso per sei mesi, visto che è slittato a dopo l’estate il decollo della nuova compagnia pubblica Ita, perché manca l’autorizzazione della Commissione Ue.

Questi soldi però non sono ancora stati versati. La compagnia annaspa, ai guai cronici si è aggiunta la mazzata del Covid. «Nel 2020 i ricavi da passeggeri sono crollati da 2.673 a 590 milioni. Abbiamo avuto un sostegno di 272 milioni, che di fronte a uno choc sui ricavi di circa due miliardi non è una cifra congrua», ha detto il commissario Giuseppe Leogrande. Con erogazioni successive quest’anno Alitalia ha ricevuto ulteriori 37,5 milioni. Pertanto ad oggi ha ottenuto 310 milioni, sui 350 stanziati dal governo precedente per il Covid. «Abbiamo ancora una dotazione di circa 40 milioni nel fondo stanziato per il 2020 per l’indennizzo Covid. Abbiamo già presentato le relative richieste, ma l’erogazione dipende da Bruxelles», ha spiegato Leogrande.

I sindacati protestano per «l’inaccettabile» ritardo nel pagamento degli stipendi di maggio, l’onere per l’azienda per la mensilità è di 12,6 milioni, ha detto Fava. I dipendenti oggi sono 10.106, ha detto Fava. «È un quadro impietoso. È esiziale ottenere altri finanziamenti in attesa che si completi l’iter dell’eventuale accordo con Ita», ha detto il terzo commissario, Daniele Santosuosso. Anche dopo l’annuncio il 26 maggio di un accordo di massima tra Ue e governo, l’intesa non c’è. «Il problema è che tutto è stato posticipato. Doveva partire a ottobre 2020, poi a gennaio, ad aprile, a luglio, ma non so più se questa data sia valida…», ha detto Leogrande riferito a Ita. Il decollo è slittato almeno a settembre. Leogrande ha detto che c’è totale incertezza «sulle date, sul perimetro e sulle modalità» dell’accordo tra governo e Ue per il trasferimento delle attività a Ita.

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