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Alitalia, nuova proroga per la vendita

L’azione del governo uscente si limiterà a due interventi di “ordinaria amministrazione” su Alitalia: la proroga dei termini per le offerte e per il rimborso del prestito, con il decreto all’ordine del giorno del consiglio dei ministri di questa mattina. E, se ci sarà tempo, l’invio di una risposta alla Commissione europea nell’ambito dell’indagine aperta per appurare se il prestito ponte da 900 milioni rientri o meno tra gli aiuti di Stato.
Le due partite – la vendita e la trattativa con la Ue – saranno gestite dal prossimo Esecutivo, visto che in base al Dl esaminato ieri mattina nella seduta di pre-consiglio, la scadenza delle offerte per l’acquisto della compagnia slitterà al 31 ottobre (invece del precedente termine del 30 aprile), e la restituzione del prestito ponte viene rinviata al 15 dicembre (al posto delle due precedenti scadenze; il 30 settembre per la prima tranche da 600 milioni e la fine dell’anno per la restante tranche da 300 milioni). Si tratta della seconda proroga dei termini, la prima era stata concessa ad ottobre 2017 con il decreto fiscale.
Dal ministero per lo Sviluppo economico si sta preparando la risposta da inviare a Bruxelles che ha messo sotto la lente la durata, il tasso e la garanzia del rimborso del prestito ponte. Ancora non è scattato il conto alla rovescia, poiché dal punto di vista formale l’apertura dell’indagine deve essere notificata in italiano, cosa che ancora non è avvenuta, dopodiché ci sono 20 giorni lavorativi per rispondere ai rilievi. Si prevede che trascorrerà circa un anno per la chiusura della procedura con Bruxelles, quindi sarà il prossimo Esecutivo a occuparsene. Il Mise, comunque, è convinto di aver operato nel rispetto delle normative europee. La tesi è: il prestito ponte serve per mantenere l’operatività della compagnia, che senza l’iniezione di risorse avrebbe dovuto lasciare gli aerei a terra, cedendo gli slot e, a quel punto, avrebbe perso valore compromettendo l’esito della procedura di vendita dell’amministrazione straordinaria.
Un altro tema contestato, è la durata del prestito che per essere considerato “ponte” deve avere una durata breve – l’orientamento di Bruxelles è intorno ai sei mesi – , mentre con le due proroghe si arriva a poco più di un anno e mezzo. Il rischio era chiaro al ministro Calenda che fino a prima delle elezioni ha cercato di arrivare ad una trattativa in esclusiva con un pretendente, Lufthansa, ma l’offerta non fu considerata soddisfacente sotto il profilo del piano industriale e degli investimenti, e il ministro dello Sviluppo economico dovette rinunciare. Alla scadenza del 10 aprile per le offerte, Calenda ha spiegato che «le proposte sono in alcuni casi migliorative, ma non soddisfacenti». Dal Mise confermano che l’attuale governo non avrà la possibilità di andare a nessuna trattativa in esclusiva. I commissari, nell’ambito della procedura negoziale potranno anche individuare un’offerta migliore, quella di Lufthansa sembra avere maggiori chances, ma l’autorizzazione a trattare in esclusiva, così come la parola finale, spetta comunque al governo.
Il tema è “politico”. Il leader M5S, Luigi Di Maio, ha più volte detto che «l’attuale governo non è legittimato a fare accordi», giudicando l’offerta di Lufthansa «un bagno di sangue per i dipendenti». Di Maio ha anche detto che bisogna cambiare la vecchia governance. L’opzione Lufthansa sembra sgradita anche al leader della Lega, Matteo Salvini, secondo cui Alitalia «non va svenduta a multinazionali o compagnie straniere».
Un altro punto nel mirino della Commissione Ue è il tasso di interesse del prestito (9,75%), che per una compagnia in amministrazione straordinaria potrebbe essere basso. Secondo il governo si tratta di un tasso di mercato, non di favore. Infine le garanzie sulla restituzione, alla luce dei 300 milioni prestati ad aprile 2008 e mai restituiti dalla vecchia Alitalia che fallì. Ma il governo è convinto di avere posto precise garanzie nel decreto 55 del 2 maggio 2017, secondo cui il prestito «è restituito in prededuzione, con priorità rispetto a ogni altro debito della procedura».

Giorgio Pogliotti

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