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Alitalia non sarà nazionalizzata

Una sorta di vocazione al suicidio lavorativo collettivo o piuttosto il tentativo di indurre il governo a percorrere la strada della nazionalizzazione, convince più o meno il 67% dei 12.000 dipendenti (oltre 10.000 i votanti) dell’Alitalia a dire no all’accordo che, in cambio di un taglio degli stipendi pari all’8% e di un calo degli occupati pari a 980 unità su circa 12.000 avrebbe salvato la ex compagnia di bandiera dal commissariamento e dalla successiva liquidazione.

Liquidazione che sembra ormai inevitabile, perché ieri il consiglio di amministrazione della società ha preso atto dell’impossibilità di varare la ricapitalizzazione da 2 miliardi e ha annunciato che domani avvierà le procedure per il commissariamento. Sempre domani, ma sembra probabile lo slittamento in seconda convocazione al 2 maggio, si terrà l’assemblea dei soci che approverà il via al commissariamento. Misura, questa, già comunicata dal presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, al numero uno dell’Enac, Ente nazionale aviazione civile, Vito Riggio. Che ha assicurato l’operatività della compagnia, e quindi si è detto disponibile a rilasciare il certificato di operatore aereo nell’attesa che in un paio di giorni sia nominato il commissario. A quel punto la licenza Alitalia sarà sospesa e al nuovo timoniere temporaneo della società, verificato che abbia a disposizione le risorse sufficienti, verrà concessa un’autorizzazione da rinnovare mese per mese. «Ci hanno detto che un po’ di soldi ce li hanno e per ora gli lasciamo la licenza in attesa che arrivi il commissario che dovrebbe avere le risorse sufficienti», ha commentato Riggio. Se non le avesse, dovremo interdire la possibilità di emettere biglietti».

Poletti, esclusa qualsiasi ipotesi di nazionalizzazione

Certo è che ormai, dopo l’esito clamoroso del referendum, interpretato da alcuni, in particolare dal vicepresidente della camera Luigi Di Maio (M5S), come una sconfessione dell’operato del governo, che si era speso a favore dell’accordo attraverso i ministri dello Sviluppo economico Carlo Calenda, dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio e del lavoro Giuliano Poletti, e anche con il premier, Paolo Gentiloni, è chiaro che i contorni politici della vicenda diventano più netti. E al centro del dibattito è tornata la possibilità che la ex compagnia di bandiera, al 51% controllata da Cai e per il 49% nelle mani dell’emiratina Etihad, diventi di nuovo pubblica attraverso una nazionalizzazione. Eventualità, questa, esclusa da Poletti, che ha dichiarato: «La nazionalizzazione è esclusa», ha detto a Sky Tg24. «Quello che potevamo fare, lo abbiamo cercato di fare, intanto bisogna prendere atto delle decisioni degli azionisti». In precedenza, Poletti, Calenda e Delrio avevano espresso«rammarico e sconcerto per l’esito del referendum che mette a rischio il piano di ricapitalizzazione della compagnia» e avevano sottolineato che obiettivo del governo «sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori». È stato poi Calenda a ribadire che la nazionalizzazione è esclusa perché «gli italiani ci hanno già rimesso 7,6 miliardi e non intendono aggiungere altri denari» e ad annunciare che l’esecutivo negozierà con l’Ue la possibilità di concedere ad Alitalia un prestito ponte che garantisca la sopravvivenza dell’azienda nell’attesa che un compratore, si pensa a Lufthansa, si faccia avanti.

I sindacati aspettano il governo

I sindacati, usciti sconfitti dalla consultazione referendaria, aspettano l’esecutivo: «È una situazione difficile e complicata. Ma noi speriamo che il commissariamento di Alitalia sia la strada per un nuovo piano industriale credibile», ha detto il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, secondo cui «vanno fatti tutti gli sforzi possibili da parte delle istituzioni e anche da parte delle banche perché la chiusura di Alitalia o la sua vendita a pezzi vanno scongiurate in tutti i modi possibili nell’interesse dei dipendenti, dell’indotto e di tutto il sistema paese». Secondo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, l’esito del referendum ha dimostrato «la sfiducia in un’azienda che ha continuato a passare di ristrutturazione in ristrutturazione, in particolare con compromessi di rilancio senza esito nell’occupazione e che non si sono mai tradotti nella realtà», mentre il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, spera ancora in una trattativa per salvaguardare il lavoro di 12mila persone: «Cercheremo di fare tutto il possibile».

Frontex, i trafficanti di clandestini sfruttano l’obbligo di soccorso

I trafficanti di migranti attivi In Libiaapprofittano dell’obbligo internazionale per chi naviga di salvare le vite in pericolo. È quanto sottolinea Frontex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne, che risponde alle polemiche dei giorni scorsi sull’attività delle navi delle Ong nel Mediterraneo centrale. «È chiaro», ha spiegato la portavoce Izabella Cooper , «che i trafficanti che operano in Libia stanno approfittando dell’obbligo internazionale di salvare vite in mare». Dall’inizio dell’anno, ha ricordato, «finora oltre 36 mila migranti sono arrivati dall’Italia, partendo soprattutto dalla Libia. È il 43% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso».

25 aprile, celebrati i 72 anni della liberazione dal nazifascismo

La vicenda Alitalia è caduta con un certo fragore sulle celebrazioni del 25 aprile e della liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Celebrazioni che come al solito non sono state prive di polemiche, anche per la mancata partecipazione, a Roma, della Brigata ebraica alla manifestazione organizzata dall’Anpi nella capitale e alla quale hanno partecipato invece organizzazioni in rappresentanza dei palestinesi. E non è tutto, perché anche quest’anno i cosiddetti sconfitti, cioè i movimenti più di destra o comunque in qualche modo legati al ricordo della Repubblica sociale italiana e del ventennio fascista hanno fatto sapere con ogni mezzo che il 25 aprile non è la loro festa. Mentre il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, a Verona per la manifestazione in favore della legge sulla legittima difesa, ha spiegato che «il 25 Aprile è di tutti. Il derby tra fascisti e comunisti è consegnato ai libri di storia. Chi adesso parla di un Paese libero è fuori controllo. Non possiamo lasciare correre un’immigrazione sbandata che pagheranno i nostri figli». Ma è stato soprattutto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a spegnere polemiche e rancori. «Oggi, senza odio né rancore, ma con partecipazione viva e convinta ricordiamo» la Resistenza, ha detto al Teatro Comunale di Carpi. «In tante famiglie italiane c’è una storia, grande o piccola, di eroismo. Perché lo facevano? Coraggio, ideologia, principi morali, senso del dovere, disillusione, pietas umana, senso comune… Tante e diverse furono le storie, tante e diverse le motivazioni. L’insieme di tutte queste fu la Resistenza. Vi furono uomini liberi che sbarcarono nell’Italia occupata e versarono il loro sangue anche per la nostra libertà. A questi caduti rivolgiamo un pensiero riconoscente.

Il loro sangue è quello dei nostri fratelli. Tra questi non possiamo dimenticare i 5000 volontari della Brigata Ebraica, italiani e no, giunti dalla Palestina per combattere con il loro vessillo in Toscana e in Emilia-Romagna».

Il presidente del senato Pietro Grasso ha partecipato invece alle celebrazioni milanesi che hanno visto anche la presenza della Brigata ebraica. La seconda carica dello Stato ha sottolineato che « il 25 aprile è di tutti perché tutti noi godiamo dei frutti delle conquiste di settantadue anni fa». Grasso ha ringraziato la BBrigata ebraica: «Vi siamo grati per quello che avete fatto per l’Italia al pari di tutte le realtà che contribuirono alla liberazione»

Giampiero Di Santo ed Emilio Gioventù

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