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«Alitalia non diventerà dello Stato»

«L’eventuale intervento finanziario dello Stato sarebbe finalizzato esclusivamente a evitare l’interruzione delle attività, cioè lo stop dei voli». È il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a escludere di nuovo un intervento diretto dello Stato per salvare Alitalia. Il governo è pronto a fare la sua parte con il prestito ponte, 3-400 milioni per garantire l’ossigeno alla compagnia, e sui quali l’esecutivo ha già aperto un confronto costruttivo con l’Europa, come dice il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, a Otto e mezzo su La7. Ma lo Stato non rientrerà nel capitale della società. Padoan esclude anche un intervento della Cassa depositi e prestiti, e promette «massima tempestività» sulla nomina dei commissari. Oltre a Luigi Gubitosi e Enrico Laghi, tra i nomi nuovi spunta quello di Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie, in uscita da Leonardo (ex Finmeccanica), anche se c’è sempre l’ostacolo non da poco della condanna in primo grado per l’incidente ferroviario di Viareggio. E circola pure il nome di Domenico Cempella, il manager che durante la sua guida (dal marzo ‘96 al 2000) risanò la compagnia e firmò l’alleanza con Klm, poi sfumata perché gli olandesi si tirarono indietro quando si scelse Fiumicino come hub invece di Malpensa.

Il tempo stringe. Ieri si è riunito il consiglio d’amministrazione di Alitalia, che aveva solo due punti all’ordine del giorno: l’analisi della situazione patrimoniale e la formalizzazione all’assemblea della richiesta di procedura di amministrazione straordinaria. L’azienda ha diffuso una nota per dire che «non vi è stato e non vi sarà alcun impatto sull’operatività e sulla programmazione dei voli», aggiungendo che i i «biglietti già acquistati sono pienamente utilizzabili». Idem il programma MilleMiglia. Le prenotazioni, però, sono crollate, specie per i mesi estivi e per le lunghe tratte, le più redditizie. Non è una sorpresa, vista l’incertezza sul futuro dell’azienda. Ma rischia di aggravare la crisi di liquidità, a fronte di biglietti già venduti e da garantire per 340 milioni di euro (pare).

Di qui il tentativo (disperato) di battere anche altre strade oltre a quella del prestito ponte. A chi tira in ballo un intervento delle Ferrovie dello Stato, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio replica: «Non trasciniamo Fs in un settore che non è il suo». Allo studio ci sarebbe poi un coinvolgimento di Leonardo, dove a giorni si insedierà il nuovo amministratore delegato Alessandro Profumo. La strada più probabile resta però quella di Lufthansa. Ieri la compagnia tedesca ha smentito di voler acquistare Alitalia. Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, i contatti andrebbero avanti, anche perché l’operazione, nel caso, si chiuderebbe dopo aver rimesso in piedi il vettore italiano.

Il punto cruciale durante il commissariamento sarà riuscire a convincere Etihad, che controlla il 49% della compagnia, a restare nel capitale. E trovare un altro azionista europeo (per non perdere i diritti di volo comunitari) che rilevi il 51% Cai, facendo uscire le banche, in primis Intesa e Unicredit. Ma l’esito non è scontato, visto che Abu Dhabi ha rivisto la sua strategia europea, dopo il doppio flop di Air Berlin e Alitalia, mentre è in uscita James Hogan, il top manager di Etihad che firmò l’alleanza italiana, celebrata dal governo di Matteo Renzi. E proprio Renzi, per ovvie ragioni politiche, è tra chi continua a sperare in una soluzione in extremis. L’ex premier a Porta a porta cita l’esempio di Meridiana, il cui 49% sta per essere rilevato da Qatar Airways: «L’operazione sembrava impossibile però la questione è stata risolta».

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