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Alitalia, il nodo della valutazione Ferrovie prepara l’offerta vincolante

Per le nozze tra Ferrovie dello Stato e Alitalia, che dovranno essere avallate inevitabilmente dal ministero del Tesoro guidato da Giovanni Tria, la domanda è una sola: quanto vale la compagnia? Le stime sono discordanti. Oscillano in una forchetta tra i 300 milioni e il miliardo. Considerando anche l’entità del prestito-ponte garantito dal precedente governo in due diverse tranche (600+300 milioni di euro) e sommando gli interessi dovuti allo Stato (oltre 100 milioni) è verosimile che ora Alitalia valga zero. Ecco perché l’operazione di rilancio va studiata nei minimi dettagli. Dal Tesoro ovviamente. Nella duplice veste di azionista di controllo di Ferrovie dello Stato e di creditore della compagnia, che potrebbe convertirla in socio diretto con l’operazione di conversione del prestito in azioni, ipotesi ventilata dal ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio. La partecipazione al 15% contenuta nella newco di cui dovrebbe far parte anche Fs con «l’appoggio esterno» di Cassa Depositi che dovrebbe garantire le linee di credito per comprare aerei a lungo raggio, deve essere concepita con tutti i crismi per non incorrere nello stop dell’Unione europea. Che ha già messo sotto osservazione il fido alla voce «aiuti di Stato».

Così ieri nelle stanze romane dello studio Gianni Origoni Cappelli si è svolto il primo tavolo tecnico tra i commissari di Alitalia e alcuni manager di Ferrovie dello Stato. Non era presente l’amministratore delegato Gianfranco Battisti. A far gli onori di casa Roberto Cappelli, considerato tra i migliori specialisti di operazioni di fusione nel nostro Paese. All’incontro Fs ha coinvolto una serie di consulenti per avviare la fase di due diligence. Vedere nel dettaglio i conti di Alitalia, capire punti di debolezza e punti di forza, studiare l’impegno finanziario con i professionisti di Mediobanca e gli strategist di Boston Consulting ed EY. Un primo tavolo tecnico a cui ne seguiranno altri. È presumibile che si lavorerà tutti i giorni fino alla scadenza del 31 ottobre quando dovrà pervenire — sul tavolo dei commissari di Alitalia Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari — l’offerta vincolante di Ferrovie, la precondizione per il rilancio del vettore e per negoziare con un partner industriale che dovrebbe far rimanere Alitalia nell’alleanza SkyTeam con Delta Air Lines, Air France-Klm e China Eastern, socia guarda caso della stessa Air France.

I vertici di Fs — seppur tenendo in considerazione lo stretto rapporto con il ministro vigilante, il titolare dei Trasporti Danilo Toninelli, uno degli sponsor dell’operazione di aggregazione per aumentare il grado di connettività del Paese — non possono non guardare al mercato. Pochi ricordano che Ferrovie in questi ultimi anni ha collocato quasi 4 miliardi di obbligazioni, l’ultimo bond da 600 milioni con un rendimento bassissimo (dello 0,89% molto al di sotto dei rendimenti offerti dal Tesoro sui titoli di Stato) in considerazione della credibilità che la società ha raggiunto grazie ai successi sull’alta velocità. Il 60% di queste obbligazioni sono state acquistate da fondi ed investitori esteri che mal comprenderebbero un’operazione solo di sistema, che rischia di stressare i conti societari.

Fabio Savelli

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