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«Alitalia, no a tagli all’occupazione»

Partiranno nei prossimi giorni i primi faccia a faccia della cordata che si è proposta di traghettare Alitalia dal limbo dell’amministrazione straordinaria al vero rilancio. Tavoli tecnici delicati, nei quali non si escludono momenti di frizione, che dovrebbero durare un paio di mesi — fino ad almeno la metà di settembre, confida chi da tempo è impegnato in prima linea sul dossier — e che vedranno protagonisti in particolare Ferrovie dello Stato e Atlantia, ai quali si affiancheranno gli americani di Delta Air Lines e i rispettivi consulenti strategici e legali.

Ma saranno anche riunioni che dovranno fare i conti pure con i desiderata della politica. «Seguiremo la struttura del piano industriale che deve essere sui voli di lungo raggio e non deve sacrificare l’occupazione», ha commentato ieri il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

Gli incontri ripartiranno dal «Piano industriale definitivo» redatto da FS e Delta — con il contributo di Oliver Wyman, McKinsey, Ernst & Young — che in 36 pagine sintetizza le mosse per il rilancio del vettore tricolore da qui al 2023. Numeri e strategie che trovano il gradimento di principio di Atlantia, la società che con AdR gestisce gli aeroporto di Roma Fiumicino e Ciampino. Ma la stessa azienda guidata da Giovanni Castellucci dopo aver fatto valutare alla fine di maggio il documento ha ribadito a FS che intende metterci mano. La sintesi di queste settimane dovrà soddisfare i membri della cordata — FS, ministero dell’Economia, Delta Air Lines e Atlantia — che potranno poi presentare l’offerta vincolante verso la fine di settembre.

A chi lamenta i tempi lunghi viene fatto notare che nel «Piano» il 2019 è previsto di transizione e che alcune misure (contenimento dei costi e miglioramento dei ricavi) sono state avviate dai commissari Stefano Paleari, Enrico Laghi e Daniele Discepolo.

Due dirigenti che seguono il dossier spiegano al Corriere che Atlantia resta convinta che Alitalia debba fare di più per incrementare gli introiti e che questo può avvenire allargando la rete del lungo raggio (le più profittevoli per le compagnie) in particolare verso bacini ricchi come il Nord America e l’Asia. La bozza di FS e Delta è un inizio perché prevede l’introduzione della tratta Roma-San Francisco (stagionale) e Roma-Shanghai, che rappresenterebbe il ritorno in Cina. Ma ulteriori nuovi collegamenti avranno bisogno pure dell’assenso di Air France-Klm, spiegano le fonti, che non escludono un ruolo più ingombrante del gruppo franco-olandese. Altro aspetto critico sono i servizi di terra di Alitalia che secondo Atlantia devono essere migliorati allineandoli a quelli forniti da AdR a Fiumicino.

Intanto alcune frasi di Di Maio contro Atlantia — cioè la possibile revoca delle concessioni a una delle sue società, Autostrade per l’Italia, dopo il crollo del ponte Morandi — sono finite al centro degli «approfondimenti amministrativi» della Consob.

Leonard Berberi

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