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Alitalia, il no del governo

«Non ci sono le condizioni per la nazionalizzazione di Alitalia»: così il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ha sbarrato la strada a ogni ipotesi di ingresso dello Stato nel capitale della compagnia aerea. «Chi governa», ha argomentato Gentiloni, «ha come compito quello di dedicarsi alla soluzione dei problemi, ma anche di dire la verità, e io l’avevo detta prima e anche adesso.

Non posso tacere le mie preoccupazioni su un’azienda importante come Alitalia: anche in quel caso bisognerebbe essere in grado di stare sul mercato, di competere. Devo dire che da parte mia c’è stata delusione sul fatto che l’opportunità dell’accordo non sia stata colta». In ogni caso «il governo si sente impegnato per i cittadini e per i clienti e per non disperdere le risorse di asset della compagnia». Sulla vertenza Alitalia «lavoreremo, ma sapendo che le soluzioni sono più difficili ora».

Che il salvataggio pubblico non sia una strada percorribile è stato ribadito dai ministri dello sviluppo economico Carlo Calenda, dei trasporti Graziano Delrio e del lavoro Giuliano Poletti, rafforzando il fronte unico dell’esecutivo. Lo scenario plausibile è quello di un breve periodo di amministrazione straordinaria, che si concluderà con la vendita parziale o totale degli asset aziendali o, nel peggiore dei casi, con la liquidazione.

Oggi, o più probabilmente il 2 maggio, si riunirà l’assemblea dei soci per deliberare sulla richiesta di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla legge Marzano. A quel punto il ministero dello sviluppo potrà nominare uno o più commissari: il nome che circola con insistenza è quello di Enrico Laghi, già commissario dell’Ilva, ma si parla anche del presidente designato di Alitalia, Luigi Gubitosi.

Nel frattempo il governo ha avviato la trattativa con Bruxelles per avere il via libera a un prestito ponte da 300-400 milioni di euro che garantirà la liquidità per i prossimi mesi. Il ministro Calenda ha escluso «che lo Stato possa mettere le risorse che erano disposti a mettere gli azionisti privati». Quanto al prestito ponte, è «il minimo indispensabile per completare il processo: fermare gli aerei a terra non è immaginabile».

Delrio ha precisato che, se ci fosse un interesse di Lufthansa per Alitalia, da parte di Palazzo Chigi non ci sarebbe nessuna preclusione, «ma le decisioni spettano agli azionisti, la palla è nelle loro mani». Comunque, ha ribadito il ministro, «indietro non possiamo tornare nemmeno nel peggiore degli scenari»: il riferimento è all’ipotesi di liquidazione nel caso in cui non si facesse avanti nessun acquirente.

Il ministro Poletti, infine, ha escluso in questo momento un intervento della Cassa depositi e prestiti: «Saranno i commissari a compiere le necessarie verifiche per le prospettive future della compagnia»

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