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Alitalia, una newco per i bond Generali

La sorte di Alitalia appare sempre più appesa a un filo perché resta lontano l’accordo tra compagnia, governo e istituzioni finanziarie sulla conversione di crediti e bond in azioni, che dovrebbe consentire la sopravvivenza immediata e l’attuazione del piano industriale al gruppo guidato da Cramer Ball e Luigi Gubitosi.
Negli ultimi giorni, e in particolare nell’ultimo weekend, ci sono stati contatti febbrili tra tutte le parti in causa, con una girandola di incontri e telefonate che ha visto protagonisti i ministri Carlo Calenda e Graziano Delrio, il consulente del governo Enrico Laghi, Intesa Sanpaolo e Unicredit, i consulenti di Roland Berger, Etihad e Alitalia, assistita da Lazard e i consulenti di Generali, Banca Leonardo e Houlihan-Lokey.
Ma la soluzione resta lontana perché Intesa, Unicredit e Generali non hanno intenzione di sottoscrivere capitale Alitalia. E senza questo accordo potrebbe concretizzarsi il rischio che la compagnia aerea finisca in amministrazione straordinaria. Un epilogo che tutti, governo in primis, vorrebbero scongiurare.
Nel frattempo, secondo fonti vicine alla trattativa, le Generali avrebbero teso una mano ad Alitalia e al governo. Si starebbe infatti ragionando su una possibilità che potrebbe risolvere uno dei nodi, quello relativo al bond in mano a Trieste. I consulenti che si stanno occupando della vicenda avrebbero infatti immaginato un’operazione in due tempi che potrebbe risolvere la necessità di maggior capitale dell’Alitalia, consentendo a Generali però di fare solo uno switch del credito di 300 milioni oggi detenuto attraverso i bond “Dolce Vita” senza convertirli in azioni. La soluzione allo studio prevederebbe che gli attuali soci di Alitalia (Cai al 51% e Etihad al 49%) creino una nuova società ad hoc per rilevare i 300 milioni di bond in mano a Generali dando in cambio al Leone delle obbligazioni della nuova società.
Una volta effettuato questo switch, la società creata ad hoc dai soci della compagnia aerea convertirebbe i 300 milioni di bond “Dolce Vita” in azioni Alitalia, mentre le Generali diventerebbero titolari di bond di pari importo di questa nuova società. In questo modo Trieste rispetterebbe la volontà di non diventare azionista di Alitalia con tutti i problemi che potrebbero venirne in futuro e rischiando quindi di perdere “solo” l’investimento da 300 milioni, e darebbe ugualmente una mano al governo e all’Alitalia che avrebbero così la possibilità di convertire il bond e aumentare quindi le disponibilità di capitale del vettore. Per ora, però, la situazione resta in alto mare perché al di là del tema Generali sono ancora aperte tutte le altre partite dalle quali dipende il futuro della compagnia.
In particolare rimangono ancora aperti i temi al centro del tavolo no-stop tra governo, azienda e sindacati. Mentre mancano solamente 72 ore al termine della trattativa – fissato per giovedì sera -, le ipotesi sul tavolo non cambiano: cigs e Naspi per un totale di quattro anni con incentivi all’uscita di almeno dodici mesi. Ma le sigle sindacali confermano la loro netta contrarietà all’uscita di lavoratori dall’azienda e il pressing proseguirà nelle prossime ore. Il nodo più difficile da sciogliere è quello dei naviganti: è infatti ancora incerto il futuro di 100 piloti e 300 assistenti di volo che non avranno più la solidarietà a partire da giugno. Ieri, infine, il cda della compagnia ha fatto il punto della situazione: obiettivo «allineare Alitalia alle best practice del mercato».

Lucio Cillis Fabio Massimo Signoretti

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