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Alitalia, mini-quota per Air France

ROMA — Mancano dieci giorni alla scadenza del termine entro il quale i soci di Alitalia dovranno esprimere la propria disponibilità a sottoscrivere l’aumento di capitale da 300 milioni, e il pressing del governo su Air France-Klm perché non si dilegui è forte.
In particolare da palazzo Chigi, in attesa che il nuovo piano di Gabriele Del Torchio prenda forma e convinca di più i riottosi alleati, si starebbe affacciando la richiesta ai franco-olandesi di sottoscrivere l’aumento per una cifra inferiore a quella corrispondente alla propria quota pari al 25%: l’invito sarebbe quello a mettere almeno un chip di 10-15 milioni al posto della quota complessiva di 75 milioni.
Ma perché il governo dovrebbe insistere a chiedere una presenza anche minima di Air-France-Klm quando l’operazione, a detta dello stesso esecutivo, sarebbe comunque garantita dalle banche, pronte a metterci 100 milioni, e da Poste italiane, impegnatesi per 75? La risposta riecheggerebbe nei corridoi di via XX settembre: al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, l’ingresso della spa partecipata al 100% dal Tesoro in una compagnia con un miliardo e passa di debiti suona ancora molto sgradita. Come ha svelato Il Sole 24Ore, senza essere smentito, nella lettera con cui il ministero ha autorizzato l’impegno di Poste sarebbe specificato che l’ingresso della spa guidata da Massimo Sarmi in Alitalia è condizionato alla sottoscrizione da parte di altri soggetti dell’aumento di capitale per almeno 225 milioni.
I conti sono presto fatti: se le banche Intesa Sanpaolo e Unicredit metteranno come promesso i propri 100 milioni, se tre soci attuali (Intesa, Atlantia, Immsi e Maccagnani) hanno già versato 71 milioni, al momento mancherebbero altri 54 milioni perché la condizione che avrebbe posto Saccomanni si avveri. E chi potrebbe mettere questa quota se non Air France-Klm, visto che al momento altri soci non si sono fatti avanti, né sarebbero in grado di farlo? In questo modo però si chiederebbe agli alleati di sottoscrivere quasi interamente la propria quota naturale (75 milioni) senza aver visto per ora neanche uno straccio di piano. Se però si seguisse questo ragionamento e i francesi si astenessero del tutto dalla sottoscrizione, per Alitalia la partita potrebbe chiudersi in tribunale. Di qui la proposta mediativa di chiedere ai francesi di metterci un piede, solo un impegno di 10-15 milioni per garantire a Poste che il suo investimento avrà un futuro e proseguire la trattativa.
La palla a questo punto passa ai francesi: se garantiranno anche un piccolo chip lasceranno ad Alitalia tempo sino alla fine di dicembre, quando l’aumento scadrà, per articolare un piano o trovarsi un altro alleato. Se invece non lo faranno, potrebbero cogliere il risultato di prendersi Alitalia in amministrazione controllata, senza debiti, ipotesi che finora non hanno mai smentito di perseguire, se non indirettamente. Così come del resto ieri hanno negato di volere 5 mila esuberi in Alitalia.
Intanto la procura di Civitavecchia avrebbe aperto un’inchiesta su Alitalia per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, per aver mandato in cassa integrazione 250 persone per poi stipulare un contratto con la Carpat Air per il noleggio di aerei e personale.

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