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Alitalia, mezzo miliardo o il commissario

Ore drammatiche per il destino di Alitalia, attesa stamattina dall’Enac (ente aviazione civile) per la verifica della continuità aziendale: la sua licenza rischia di diventare provvisoria. Mentre sarebbe destinato a slittare a domani il cda della compagnia. Il governo, a ieri notte, oscillava tra l’ipotesi di salvare la compagnia mettendole a disposizione 100 milioni e l’altra, di lasciarla al proprio destino, costringendola, dopo appena cinque anni, a riportare i libri in Tribunale. E come in un thriller sarebbe spuntata una pista Lufthansa: la compagnia tedesca, è il rumour , starebbe solo aspettando un passo indietro di Air France-Klm per entrare in gioco. Un escamotage italico per alzare il prezzo con i francesi?
All’interno del governo il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, non intenderebbe aprire i cordoni della borsa, nè imbarcare il Tesoro in un’avventura imprenditoriale. Mentre i ministri dello Sviluppo, Flavio Zanonato (Pd) e dei Trasporti, Maurizio Lupi (Pdl), sono determinati a dare una scialuppa di salvataggio alla compagnia. In mezzo c’è il premier Enrico Letta, molto perplesso e indisposto per il pressing condotto dall’azienda.
In queste condizioni ieri mattina a palazzo Chigi si è lavorato all’ipotesi di applicare alla compagnia il nuovo concordato «in continuità», introdotto dal governo Monti. Uno strumento che consente la prosecuzione dell’attività aziendale in capo ai medesimi imprenditori o ad altri cui venga ceduta, rimandando a un secondo momento la proposta ai creditori e il business plan . L’azienda deve assicurare di poter produrre proventi con i quali soddisfare i creditori e per farlo può anche chiedere un «prestito-ponte».
Un tale strumento avrebbe il vantaggio di non interrompere l’attività della compagnia, evitando il caos nei cieli e congelando i crediti per un buon lasso di tempo. L’affidamento a Ernst & Young di un mandato da parte Alitalia per valutare il fabbisogno di liquidità e di cassa, sembrava, ieri pomeriggio, l’annuncio di questa procedura. Ma a un certo punto sarebbe emerso un problema: Alitalia non è proprietaria dei suoi aerei perciò questi verrebbero immediatamente ritirati da chi li ha concessi in leasing .
Si sarebbe passati quindi a esaminare la procedura concorsuale classica: il commissariamento già applicato nel 2008. Ma rispetto a cinque anni fa, Alitalia non ha più un patrimonio che possa vendere per soddisfare i creditori. Intanto le voci di un possibile fallimento hanno cominciato a trapelare. Alle orecchie dei sindacati, già terrorizzati da voci che i francesi vorrebbero 6 mila esuberi, questo epilogo lo ha prospettato esplicitamente l’amministratore delegato Gabriele Del Torchio, che li ha convocati proprio forse per esperire l’ultima pressione su palazzo Chigi, usando la prevedibile reazione all’ipotesi di un fallimento. Che non si è fatta attendere: «Un nuovo commissariamento di Alitalia significa solo uccidere l’azienda – ha attaccato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni -. Il risultato sarebbe non fare valere Alitalia neanche un euro sul mercato. Spero che il presidente Letta , che è una persona seria, se ne renda conto e si trovi una soluzione alternativa».
Così sarebbe rientrata dalla finestra l’idea di accompagnare un passaggio di Alitalia a Air France-Klm meno doloroso possibile, facendo ripartire la caccia allo strumento più idoneo. È ritornata in campo Ferrovie il cui amministrato delegato Mauro Moretti è stato chiamato a tarda ora a Palazzo Chigi. E Fintecna? Questa o un’altra società potrebbe sottoscrivere una parte dell’aumento di capitale da 300 milioni, lasciando il resto ai soci disponibili: ieri Colaninno, Atlantia, forse Intesa Sanpaolo, sarebbero arrivati a garantirne fino a 200 milioni. A quel punto, si scommette, Air France dovrà fare la sua parte nell’aumento o verrà diluita. Ma se i francesi dovessero ritirarsi, lo Stato rimarrebbe azionista della compagnia, accollandosi la parte equivalente del debito. Da qui l’idea di un prestito-ponte, un bond da 100-150 milioni: forse solo per sei mesi. Un’idea riportata dal quotidiano francese Les Echos come gradita a Air France-Klm. Sempre che non arrivi Lufthansa.

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