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Alitalia, maxi impegno dello Stato. A Tesoro e Fs anche più del 50%

L’incontro è fissato a Londra a metà della prossima settimana, il 20 febbraio. I rappresentanti delle Ferrovie dello Stato si incontreranno con Delta ed easyJet, ormai i «promessi sposi» nel salvataggio di Alitalia.
La riunione londinese servirà a riempire di contenuto le pagine ancora bianche nel dossier Alitalia. La scelta del cda di Fs di aprire la trattativa con questi due potenziali partner industriali è avvenuta sulla base di dichiarazioni di interesse, non vincolanti, ad acquisire insieme il 30-40% della «nuova Alitalia». Prima domanda: prendono il 30 o il 40 per cento? Seconda domanda: qual è il piano industriale e il perimetro dell’attività che intendono rilevare?
È un passaggio chiave per capire come potrà essere la nuova Alitalia e chiarire cosa ha in mente easyJet, ripescata da Delta per colmare il vuoto lasciato dal ritiro di Air France-Klm (che resta partner della joint venture transatlantica con Delta e Alitalia, quindi può sempre influenzare alcune scelte).
Nell’incontro con i sindacati ieri il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, ha confermato le anticipazioni de Il Sole 24 Ore, cioè che lo Stato attraverso il ministero dell’Economia potrà prendere una partecipazione superiore al 15%: due giorni fa si è parlato di una quota fino al 20%, secondo fonti autorevoli. Di Maio ha anche detto che Fs e Mef potranno arrivare anche sopra il 50% della «nuova Alitalia».
Il problema è trovare soci che coprano la parte di capitale che non verrebbe sottoscritta da Delta e easyJet. La delibera approvata dal cda di Fs ha stabilito che i due soci industriali dovranno rilevare almeno il 30% della «newco». Resta da coprire almeno tra il 60 e il 70 per cento del capitale, dovranno essere soggetti pubblici a farlo. Per questo Di Maio ha detto ieri che le Fs e il Mef potranno avere una quota superiore al 50 per cento.
Le Fs hanno posto la condizione di avere una partecipazione di minoranza, nelle ultime ore si è ipotizzato il 40 per cento. Pertanto se Delta e easyJet non volessero salire oltre il 30% bisognerebbe individuare un altro socio pubblico a cui dare il 10 per cento. Ci sono stati contatti con Poste Italiane, non è chiaro se siano disponibili o no a entrare. Di Maio, secondo i sindacati, ha detto che l’ipotesi Cdp per il finanziamento dell’acquisto di velivoli resta in pista.
Nei contatti tra Fs e il tandem Delta-Air France era stato indicato un perimetro della nuova Alitalia con 110 aerei (adesso sono 118), con due-tre jet in meno di lungo raggio rispetto ad oggi e un organico tra 9mila e 10mila addetti, rispetto ai 12mila attuali (di cui circa 1.300 in cig).
Ma adesso che è subentrata easyJet questo discorso è da verificare. Nell’offerta presentata a ottobre easyJet aveva proposto di rilevare solo un pezzo di Alitalia, circa 30 aerei di medio raggio e le attività su Milano Linate. Una proposta che avrebbe portato allo spezzatino di Alitalia, sul modello di Air Berlin in Germania. «Non facciamo feederaggio sugli aeroporti hub», aveva detto easyJet. Adesso si deve ridiscutere tutto.
L’incontro con il ministro Di Maio non ha fugato le preoccupazioni di sindacati e associazioni professionali, che se da un lato considerano l’impegno del Mef e delle Fs una forma di garanzia, dall’altro ritengono di non aver alcuna certezza sul mantenimento dei livelli occupazionali da parte dei partner, in assenza del piano industriale.
«Valuteremo con i lavoratori cosa mettere in campo, non escludiamo nulla, se nei prossimi giorni non ci saranno convocazioni rapide», ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini. Anche la Fit-Cisl ipotizza il «passaggio ad una seconda fase», riferendosi allo stato di agitazione del settore, ancora aperto per il dimezzamento del fondo volo che finanzia gli ammortizzatori sociali, peraltro confermato solo per un anno. «Più il tempo passa e più il valore di Alitalia si abbassa», sintetizza Claudio Tarlazzi. L’Anpac è «sconcertata» per «la prossima cancellazione di un ingente numero di voli ritenuti non profittevoli» (700 voli cancellati in marzo). Per Marco Veneziani (Anp) «è evidente che quello di Alitalia non sarà né un piano di sviluppo né di rilancio».

Gianni Dragoni
Giorgio Pogliotti

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