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Alitalia, «manovra» da 455 milioni

Alitalia-Cai chiede almeno 155 milioni di euro ai soci e altri 300 milioni alle banche per evitare la bancarotta. È una manovra da almeno 455 milioni quella varata ieri a maggioranza dal consiglio di amministrazione dell’Alitalia, presieduto da Roberto Colaninno. A sorpresa i rappresentanti del socio Air France-Klm hanno votato contro il piano finanziario, sostenendo che ci vorrebbe un aumento molto più consistente e dopo si potrebbe negoziare in condizioni di maggior forza con le banche una ristrutturazione del debito.
È stata una riunione di sei ore nella quale il cda ha preso atto della drammatica situazione economico-finanziaria della compagnia, in crisi di liquidità e reduce da un primo semestre con una perdita netta di 294 milioni, come anticipato ieri dal Sole 24 Ore. I francesi hanno votato contro anche l’approvazione dei conti semestrali.
Per evitare di portare i libri in tribunale la compagnia ha bisogno di un aumento di capitale urgente e di nuovi finanziamenti bancari. Il pagamento degli stipendi è a rischio, dice la semestrale. Il cda Alitalia, su proposta dell’amministratore delegato, Gabriele Del Torchio, ha approvato una proposta di mini-ricapitalizzazione, «non inferiore a 100 milioni», che andrà al vaglio dell’assemblea degli azionisti il 14 ottobre. La medesima proposta è accompagnata da una richiesta (diretta a tutti i soci) di completare la sottoscrizione del prestito obbligazionario convertibile per 55 milioni deliberato in febbraio ma non versato da una parte dei soci italiani. Di fatto anche questo è un aumento di capitale.
La proposta è passata con il voto favorevole dei soli consiglieri che rappresentano i venti soci italiani, presenti in 13 contro i 4 franco-olandesi. Air France-Klm, primo azionista con il 25%, nei giorni scorsi aveva detto che prima di votare una ricapitalizzazione con la quale potrebbe aumentare la sua quota vuole vederci chiaro nei conti e chiede una ristrutturazione dei debiti. I francesi non sottoscriveranno la loro quota sulla parte mancante (in tutto 55 milioni) del prestito obbligazionario, che già hanno versato in marzo.
Ai francesi rimane comunque la possibilità, se verseranno la loro parte sui 100 milioni di aumento di capitale puro chiesti ai soci (cioè 25 milioni, cifra facilmente alla loro portata anche se hanno conti in rosso), di aumentare la quota nel capitale di Alitalia, perché buona parte dei soci italiani non vuole o non può sottoscrivere la ricapitalizzazione (i soci in questa condizione avrebbero almeno il 50% del capitale).
Non basta però questa mini iniezione a risollevare Alitalia dai problemi finanziari. Il cda guidato da Del Torchio chiede alle banche altri prestiti per il fabbisogno di 300 milioni indicato dal piano industriale approvato in luglio, per questo il cda, secondo il comunicato, «ha approvato di sottoporre ai soci e al sistema bancario la manovra finalizzata al finanziamento del fabbisogno indicato dal piano industriale».
Il cda è stato riconvocato il 3 ottobre «per aggiornamenti». Tra una settimana si farà il punto con le trattative con le banche, le più esposte sono Unicredit, Intesa Sanpaolo, Popolare di Sondrio e Mps. Le banche finora hanno posto come condizione per dare altri prestiti che i soci mettano mano al portafoglio. Dipenderà anche dalla loro risposta l’adesione dei soci alla ricapitalizzazione che dovrà essere votata in assemblea il 14 ottobre.
Il passivo di 294 milioni è la perdita semestrale più alta da quando esiste la Cai dei soci privati italiani, dal 2009, nel primo semestre 2012 la perdita era di 201 milioni. Questo risultato ha portato il patrimonio netto consolidato sottozero, a circa -93 milioni al 30 giugno scorso.
I ricavi nel semestre sono diminuiti del 4% circa a 1.621 milioni, i passeggeri sono diminuiti del 4% a 10,7 milioni. Alitalia dichiara una perdita operativa (ebit) di 198 milioni nel semestre, rispetto a -169 milioni nello stesso periodo 2012. Sul risultato netto del semestre pesano anche 47 milioni di accantonamenti straordinari legati al contenzioso fiscale sulle società irlandesi facenti capo a Carlo Toto (ex proprietario di Air One e ora socio di Alitalia). L’indebitamento finanziario netto al 30 giugno si è ridotto dai 1.023 milioni di marzo a 946 milioni.

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