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Alitalia, manca l’accordo sulla governance

L’appuntamento è per domani alle 16,30 a Milano, in piazza Gae Aulenti 3. Il cda di Alitalia si riunirà in una torre, in casa di Unicredit. La principale banca italiana è il socio principale con il 32% circa di Cai, la società dei Capitani coraggiosi che controlla il 51% della «nuova» Alitalia.
L’altro socio, con il 49%, è l’emiratina Etihad, i cui esponenti in questi giorni hanno avuto liti con i rappresentanti delle banche azioniste di Cai. All’ordine del giorno del cda c’è l’approvazione del controverso piano industriale dell’a.d. australiano Cramer Ball.
Sfiduciato da Intesa e UniCredit, che vorrebbero al suo posto Luigi Gubitosi, con un piano criticato dall’advisor «indipendente» Roland Berger perché le previsioni di crescita dei ricavi sono gonfiate, Ball non ha affatto intenzione di dimettersi. Il manager australiano ha respinto l’assalto delle banche, con il pieno sostegno del vettore di Abu Dhabi.
Il messaggio degli uomini di Etihad alle banche è il seguente: noi siamo il socio che ha messo più soldi in Alitalia, possiamo al massimo accettare che Ball sia affiancato da un «presidente operativo», un candidato da individuare, con alcune deleghe.
Nel merito, però, da quanto risulta al Sole 24 Ore, Etihad ha fatto aperture limitate: il «presidente operativo» potrebbe avere le deleghe su comunicazione, immagine, struttura. La gestione dell’azienda resterebbe a Ball. A queste condizioni, è da verificare se Gubitosi, che era stato proposto come nuovo a.d., sia disposto ad accettare.
La partita non è ancora chiusa. E Gubitosi che nei giorni scorsi ha visto James Hogan a Roma, ieri sera era segnalato in partenza per Abu Dhabi.
Ball resta, la sua busta paga è salva: un fisso di circa un milione di euro lordi all’anno, ma può arrivare a 2,2 milioni lordi con due bonus.
Ieri Roland Berger ha illustrato il piano Ball al management di Alitalia. Il piano prevede almeno 2mila esuberi di terra, più circa 900 naviganti in esubero per la messa a terra di 20 Airbus 320. Le banche hanno chiesto inoltre un taglio del 31% in media degli stipendi, lo stop allo sviluppo del lungo raggio, per limitare l’esborso di cassa.
Galvanizzato dalla «vittoria» ottenuta sulle banche, Ball ieri ha ripreso i contatti con l’a.d. di Ryanar, Michael O’Leary, una delle low cost (l’altra è easyJet) alle quali il “mondo Etihad” vorrebbe cedere i voli di breve e medio raggio di Alitalia. Da Napoli, O’Leary ha immediatamente dichiarato: «Noi potremmo supportare Alitalia nel processo di uscita da questa crisi, soprattutto puntando sulle rotte domestiche nelle quali Alitalia non può competere con le tariffe basse di Ryanair. (…). Alitalia dovrebbe concentrarsi sul lungo raggio verso mete Latine, America e Asia». L’altra ipotesi è Lufthansa. Ci ha lavorato il presidente, Luca Cordero di Montezemolo. Ma ora anche la sua poltrona traballa.

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