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Alitalia, Lufthansa torna in pista Ma è una missione impossibile

Lo psicodramma della vendita Alitalia (un tormentone in onda ormai da 30 mesi) si regala l’ennesimo colpo di scena: il rientro tra i potenziali partner di Lufthansa. Il colosso tedesco ha scritto una lettera al ministero dello Sviluppo economico e le Fs rendendosi disponibile a una «forte intesa commerciale» con la compagnia in amministrazione straordinaria. Un’operazione di disturbo arrivata a cinque giorni dai termini per la presentazione di offerte vincolanti che — allo stato — ha poche speranze di decollare: Francoforte non prevede investimenti finanziari nel capitale di Alitalia, non vuole lo Stato tra i soci e non ha mai fatto mistero di pretendere una cura lacrime e sangue da 5-6mila tagli per rimettere in rotta i conti del gruppo. Non solo: le nozze, anche solo commerciali, costerebbero 350 milioni di sanzioni alla società italiana per l’uscita dal consorzio internazionale Sky Team — quello con Delta ed Air France — e il trasloco in Oneworld, il polo dei tedeschi.
La parziale apertura di Luciano Benetton a Lufthansa nella mattinata — «ha esperienza, quella che serve in Alitalia» — è stata seguita da una mezza retromarcia qualche ora più tardi («non abbiamo preferenze sui partner», riferiscono fonti Atlantia). E l’unica ipotesi concreta al momento sul tavolo per Alitalia resta così la cordata Fs-ministero del Tesoro-Delta- Atlantia cui si lavora con gran fatica da mesi.
«La scadenza per la vendita rimane fissata per il 15 ottobre», ha ribadito ieri con grande ottimismo il ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Non sarà facile. Atlantia — pronta a investire sulla compagnia in crisi anche per ridurre al minimo i danni sul fronte delle concessioni autostradali a rischio dopo la tragedia del Ponte Morandi — ha posto negli ultimi giorni paletti rigidi all’accordo. Chiedendo più soldi e più spazio sulle rotte per il nord America alla Delta, che avrebbe messo sul piatto circa 100 milioni e ha riservato finora un ruolo “junior” a Roma nella suddivisione delle tratte transatlantiche. «Lufthansa ed Air France hanno il doppio di peso di Alitalia su questa direttrice», fanno notare da Ponzano Veneto. Piloti e assistenti del vettore tricolore nelle scorse settimane avevano attaccato su questo fronte, sostenendo che piuttosto che sottostare alle condizioni imposte dagli americani («un favore al partner Air France », sostengono i critici) sarebbe stato meglio trovare un’intesa con Lufthansa. Gli stessi Benetton, che hanno già perso tra il 2009 e il 2015 oltre 100 milioni investendo in Alitalia, vorrebbero evitare di dare il tris. E prima di mettere sul piatto qualcosa come altri 350 milioni chiedono un piano industriale più chiaro pure sui nuovi investimenti. Molto difficilmente così, malgrado gli auspici delle Ferrovie, si riuscirà a formalizzare la creazione della newco per rilevare Alitalia entro i prossimi cinque giorni. E, secondo indiscrezioni vicine al dossier, serviranno altre settimane per definire piano industriale e nominare il nuovo amministratore delegato. Il nuovo rinvio, ormai quasi inevitabile, obbligherà il governo a pompare altri soldi pubblici nella compagnia che in questi mesi di bassa stagione sta bruciando molto rapidamente quel che resta (ormai meno di 300 milioni) del tesoretto di 900 milioni del prestito ponte garantito dal Tesoro.

Ettore Livini

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