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Alitalia, Lufthansa è in pole

Settimana decisiva per il destino futuro di Alitalia, che è appeso alla presentazione di tre offerte per rilevare la compagnia aerea. In campo ci sono i tedeschi di Lufthansa, il fondo americano Cerberus e la compagnia inglese easyJet. Tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima i commissari straordinari di Alitalia, Enrico Laghi, Luigi Gubitosi e Stefano Paleari, sceglieranno l’offerta migliore e poi avvieranno la negoziazione in esclusiva con il pretendente scelto.

Il governo, che punta a chiudere al più presto il dossier Alitalia, non ha nessuna preferenza, ma la scelta dell’offerta migliore si baserà sui numeri e sugli effetti che le offerte avranno su compagnia, lavoratori, indotto e sull’Italia.

L’offerta di Lufthansa sarebbe in pole rispetto alle altre due perché sembra dare migliori garanzie in termini di solidità finanziaria e migliori prospettive per uno sviluppo industriale di medio periodo.

Se l’affare dovesse andare in porto la compagnia tedesca dovrebbe puntare sul lungo raggio, affidando le rotte medie e brevi a Eurowings, la propria low cost e puntare soprattutto su Fiumicino come hub dell’Europa meridionale.

Al di là delle scelte industriali, però, il vero nodo è quello degli esuberi. L’offerta iniziale di Lufthansa era di 300 milioni di euro ma commissari e governo hanno chiesto di migliorarla ad almeno 500 milioni.

Dall’offerta di Lufthansa resterebbe fuori tutta la parte handling, i servizi a terra con altri 3.500 dipendenti. Lufthansa chiede però garanzie al governo italiano. In cima alla lista delle richieste ci sarebbe la garanzia politica di non cambiare le carte in tavola una volta raggiunto l’accordo. Garanzie sugli slot di Milano, su Fiumicino che deve essere l’hub di riferimento, sulle rotte intercontinentali, sugli ultimi privilegi dei dipendenti da tagliare. Un pacchetto che cancelli anche il pagamento del prestito ponte concesso dallo Stato, condizione già esclusa peraltro dai commissari.

L’offerta di Cerberus punta al controllo di Alitalia, non a partecipazioni di minoranza, ma deve fare i conti con il limite del 49% previsto per gli operatori extra Ue. Al fondo di private equity serve una sponda industriale e per centrare l’obiettivo del controllo di Alitalia sarebbero in corso contatti con easyJet che, a sua volta, ha presentato un’offerta vincolante per il solo lotto aviation (trasporto aereo compresa la manutenzione) giudicata non soddisfacente.

Per Cerberus, la condizione irrinunciabile è la costituzione di una holding in cui far entrare lo Stato, attraverso Cdp, i sindacati dei piloti e il personale di terra e di volo. Bisogna vedere se l’alleanza tra easyJet e il fondo newyorkese andrà in porto. Dal quartier generale di New York i manager di Cerberus hanno fatto sapere di essere pronti a negoziare al più presto un accordo con i commissari Alitalia e con tutte le parti interessate: in altre parole, a chiudere le trattative prima delle prossime elezioni politiche del 4 marzo.

L’offerta di easyJet avrebbe lasciato insoddisfatti i commissari di Alitalia perché si sarebbe tradotta in uno «spezzatino» delle attività di trasporto aereo. Tuttavia, la compagnia sostiene di aver presentato l’offerta «migliore perché il problema di Alitalia è la perdita di soldi nel breve e nel corto raggio» dove easyJet è «competitiva e vincente», mentre «il lungo raggio può farlo chiunque», ha affermato Frances Ouseley, direttore di easyJet per l’Italia.

««Oggi abbiamo sul piatto tre offerte» per Alitalia», ha detto il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, «quello che faranno i commissari, già immagino alla fine di questa settimana o all’inizio della prossima, è dire quale di queste offerte è la migliore, quindi con chi si può iniziare a fare la negoziazione in esclusiva», ha precisato il ministro. «Io non ho preferenze», ha continuato, «Per me la questione è molto oggettiva e la valutazione sarà fatta sui numeri».

Per ora il prestito ponte da 900 milioni di euro che il governo ha fatto ad Alitalia «è intonso perché i commissari hanno lavorato bene, hanno tagliato molti costi, e quindi la situazione è stabile» ma «Alitalia non ce la fa da sola. Basta un aumento del prezzo del carburante o anche semplicemente il fatto di entrare nella bassa stagione che si bruciano soldi». Quindi «abbiamo bisogno che questa storia di Alitalia trovi una conclusione», ha aggiunto il ministro. La negoziazione in esclusiva «riguarderà esuberi, costi per lo Stato e ovviamente la validità di un progetto industriale dal punto di vista delle connessioni aeree», ha concluso Calenda.

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