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Alitalia, lo Stato non trova i soci slittano ancora i tempi per le offerte

La partita Alitalia si avvia per l’ennesima volta ai tempi supplementari. Il cda delle Fs — pivot dell’operazione sponsorizzata dal governo gialloverde — ha preso in esame ieri «il tema della proroga dei termini del dossier » . L’offerta per la compagnia, tradotto in soldoni, non può essere pronta per il termine per la presentazione, previsto oggi. Ci sono i soldi pubblici ( come sempre) di Ferrovie e Tesoro, c’è il cip da 100- 150 milioni di Delta. Ma di soci privati, al netto delle voci di interesse di Atlantia e Toto, per ora non c’è traccia.
I tre commissari che guidano Alitalia dovranno così decidere oggi se concedere un’altra proroga (sarebbe la quinta) magari andando incontro ai desiderata delle Fs che avevano suggerito il 31 maggio. L’alternativa a norma di codice, è secca: « Senza una decisione finale — ha spiegato il commissario Daniele Discepolo durante l’ultima audizione parlamentare — per legge la compagnia finisce in liquidazione».
Il vice- premier Luigi Di Maio, che sulla compagnia sta giocando una partita delicatissima, continua a ostentare ottimismo: «Vedremo se arriveranno altre proposte entro domani (oggi per chi legge, ndr) — ha detto ieri a Varsavia, dove ha difeso gli interessi di alcuni costruttori italiani attivi in Polonia, tra cui ci sarebbe anche la famiglia Toto —. Altrimenti le soluzioni ci sono già e andremo avanti comunque». Quali siano le soluzioni — al netto di una rinazionalizzazione quasi completa del vettore — non è chiaro. Il ministro dello Sviluppo economico si è appuntato sul petto come un successo la medaglia della « massiccia presenza dello Stato », alias l’uso dei soldi dei contribuenti — tramite Ferrovie e Tesoro — per salvare Alitalia. L’interesse della famiglia Toto non si è ancora concretizzato ( e si parla di qualche divisione all’interno della dinastia abruzzese). Alla finestra c’è Atlantia. Che però più tempo passa, più si ritrova il coltello dalla parte del manico con la possibilità di dettare le sue condizioni ( tra cui una sorta di salvacondotto sulla tragedia del Ponte Morandi) nell’eventuale trattativa.
La palla passa oggi ai Commissari. La loro idea sarebbe quella di garantire una proroga molto limitata nel tempo. Evitando di andare oltre le europee perché le tensioni politiche dopo le urne potrebbero rendere più in salita un percorso già di suo piuttosto complesso. Il problema sono anche i soldi: in cassa di Alitalia erano rimasti a fine marzo 486 milioni (più 193 di depositi) dei 900 garantiti dallo Stato con il prestito ponte. Il rialzo del petrolio e la stagionalità del trasporto aereo dovrebbero ridurre decisamente questa torta nei prossimi mesi. E visti i tempi necessari per chiudere la vendita, i commissari non vogliono ritrovarsi senza la liquidità per fare il pieno agli aerei. Probabile quindi che concordino con il ministero dello Sviluppo economico un rinvio temporaneo del termine per l’offerta. Due- tre settimane entro cui Fs potrebbero presentare una proposta (magari a quel punto con Atlantia) non definitiva rimandando la chiusura a dopo le europee. Una soluzione di compromesso ” estetico” per Di Maio che non sarebbe costretto a giustificare alla base grillina il patto definitivo con i Benetton prima del voto.
I sindacati comunque, viste le incertezze delle ultime ore, sono già sul piede di guerra: « Ci pare che stia regnando la più completa confusione — ha detto il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi —. Possibile si possa proclamare una giornata di mobilitazione nel mese di maggio, considerato che il governo elude il confronto con il sindacato ». Se salta l’offerta Fs, in effetti, l’unica soluzione alternativa sarebbe la cessione a Lufthansa. Che però chiede migliaia di esuberi per farsi carico del rilancio di Alitalia.

Ettore Livini

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