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Alitalia, l’ipotesi del bond di Stato

Il tempo per Alitalia non scadrà sabato prossimo. Questo è l’unico messaggio rassicurante filtrato ieri da Palazzo Chigi dove sono proseguite fitte e continue fino a sera le riunioni tra il premier e i ministri alla partita Fabrizio Saccomanni (Economia), Flavio Zanonato (Sviluppo economico) e Maurizio Lupi (Trasporti), chiamati al capezzale della compagnia.
L’ultimatum di Eni sulla fornitura del carburante dunque sarebbe rientrata, quanto alle soluzioni, «si sta lavorando in più direzioni senza escludere nulla» riferisce una fonte a palazzo. L’idea che emerge è che il governo, per parte propria sarebbe disposto a aiutare i «capitani coraggiosi» ma a patto che questi a loro volta dimostrino coraggio e aumentino il proprio impegno, e sempre che Air France-Klm entri nell’operazione.
In che modo il governo agevolerebbe la fusione è tutto da definire: l’ingresso nel capitale? Ferrovie non si chiamerebbe fuori, mentre le ipotesi Cdp, Fsi, Fintecna continuano a ricevere smentite in ambienti direttamente interessati ma sembrerebbero restare in gioco. Ma c’è un‘altra ipotesi che cambierebbe lo scenario: l’emissione di bond convertibili che lo Stato sottoscriverebbe in questo modo fornendo liquidità alla compagnia senza accollarsi il debito pregresso.
Ieri al consiglio di amministrazione di Alitalia, riunitosi nel pomeriggio e aggiornatosi a domani, lo schema prospettato ai soci sarebbe stato ancora quello dell’aumento di capitale che, in dettaglio, passerebbe dai 100 deliberati a 300 milioni mentre l’importo richiesto alle banche scenderebbe da 300 a 200 milioni. Totale delle risorse apportate alla compagnia: 500 milioni. In che modo? Sempre secondo fonti aziendali non confermate a Palazzo Chigi, dei 300 milioni di aumento, lo Stato ne sottoscriverebbe (tramite un veicolo da definire) fino alla metà. I soci principali, Immsi, Atlantia e Intesa Sanpaolo, farebbero la propria parte, per una quota intorno al 25% dell’aumento (75 milioni), suscettibile di aumentare. L’altro 25% toccherebbe a Air France-Klm che potrebbe fare la propria parte; approfittare dell’aumento maggiore (che peraltro era stato richiesto proprio dai francesi) e rilevare una parte dell’inoptato riducendo così l’intervento dello Stato; non sottoscrivere e diluirsi. Ma c’è da credere che in questo caso lo Stato si sfilerebbe.
Le fonti raccontano inoltre che, per favorire la partecipazione dei francesi, l’amministratore delegato Gabriele Del Torchio avrebbe spuntato dalle banche anche un finanziamento ponte da 80-100 milioni, da rimborsare una volta effettuato l’aumento di capitale.
Qual è il punto debole di questo schema? Il debito pregresso, che né lo Stato né tantomeno i francesi vorrebbero accollarsi. Di qui l’ipotesi obbligazioni, che consentirebbero alla compagnia di abbattere il debito, come chiesto da Air France-Klm, e allo Stato di non accollarselo.
Il presidente Roberto Colaninno è apparso fiducioso quando ha riferito che il governo «sta completando l’analisi della situazione per definire gli idonei interventi». Ma in cda si sono registrati interventi assai tesi.

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