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«Alitalia, l’intesa finale in alcuni mesi»

Per formalizzare l’alleanza tra Alitalia ed Etihad ci vorranno ancora mesi. È stata la compagnia di Abu Dhabi ieri a uscire allo scoperto per precisare che il matrimonio non si è celebrato mercoledì scorso, quando è arrivato l’annuncio della firma di un accordo tra le due società. Forse per sgombrare il campo dagli equivoci per aver dato l’idea che ormai tutto fosse pronto per l’ingresso nel capitale di Alitalia. Non è così, mancano ancora una serie di tasselli per comporre il puzzle, a partire dal negoziato sugli esuberi e l’accordo che le banche creditrici devono trovare tra loro per garantire il rispetto di una delle condizioni principali poste da Etihad, ovvero la ristrutturazione (in parte cancellazione e il resto conversione in equity) di 560 milioni di debito.
«L’accordo con Alitalia rappresenta l’ultimo passo di un percorso che può portare alla finalizzazione di una operazione – ha spiegato Etihad Airways -. Le due aerolinee hanno raggiunto una intesa sui principali termini e condizioni in base alle quali Etihad Airways acquisirà una quota del 49% in Alitalia. I prossimi passaggi saranno: il completamento della documentazione sull’operazione; la finalizzazione delle condizioni; la richiesta alle autorità regolatorie e l’approvazione finale da parte degli azionisti e del consiglio di amministrazione. Questi saranno completati nei prossimi mesi».
La tabella di marcia verso la conclusione dell’alleanze prevede vari step. Il prossimo è stato indicato per metà luglio dal ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi, che sta gestendo il tavolo con le parti sociali, il quale ha auspicato una soluzione sugli esuberi entro quella data. Etihad ha chiesto un taglio del personale per 2.251 unità, visto che la nuova Alitalia dovrà avere 11.470 dipendenti contro il 13.271 attuali. Ma ancora non sono state individuate le modalità con gli esodi vanno gestiti.
«Il tavolo lo gestisce il ministro Lupi. Se lui deciderà di chiamarci noi siamo pronti, parteciperemo» ha detto ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti a proposito di una convocazione dei sindacati e del ministero del Lavoro che dovrebbe arrivare per la prossima settimana.
Quanto ai tempi per chiudere il complesso negoziato con le banche finanziatrici, UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Popolare di Sondrio, fonti finanziarie parlano di settimane. È vero che il via libera alla condizione sui 560 milioni è stato dato nel suo complesso dalle quattro banche. Il punto però è come e quando arriveranno tra di loro ad accordarsi sul sacrificio che ogni istituto dovrà fare. Il riferimento ai «mesi» necessari per formalizzare l’accordo fatto nel comunicato di Etihad probabilmente include anche l’iter necessario per avere il via libera dell’Antitrust europeo. Le parti potranno notificare la concentrazione una volta raggiunto l’accordo definitivo sull’operazione. Ammesso che questo arrivi entro metà luglio, poi potrebbero passare circa 60 giorni che l’Authority di Bruxelles può prendersi per deliberare. Si arriva così a metà settembre. Solo a valle di quel via libera arriverebbe l’aumento di capitale da 560 milioni complessivi con cui Etihad entrerebbe con il 49% in Alitalia.
Ieri intanto anche i vertici di Air France sono tornati a commentare l’operazione italo-araba definendola «amichevole» e non escludendo un aumento della loro quota nella nuova compagnia. A parlare in un’intervista è stato l’ad Alexandre de Juniac. «Abbiamo sempre detto che potremmo guardare (l’operazione, ndr) con favore – ha detto -. Potremmo valutare un incremento della nostra quota, ma non è una priorità al momento». Air France, ha aggiunto «vede positivamente» l’investimento di Etihad in Alitalia, Il manager si è detto comunque convinto che l’operazione di Etihad non è «ostile», e che il nuovo primo azionista «manterrà le partnership che Alitalia ha stretto con noi», in particolare sulle linee che collegano i tre hub di Roma, Parigi e Amsterdam e sulle tratte verso gli Usa.

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