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Alitalia, le offerte non arrivano governo costretto a rinviare

Alitalia in stallo totale. E oggi governo, commissari Alitalia, Ferrovie dello Stato, in una riunione che si tiene al ministero dello Sviluppo, decidono per il rinvio del termine per la presentazione di offerte vincolanti. La crisi rischia così di avvitarsi fino a compromettere la sopravvivenza stessa della compagnia in amministrazione straordinaria che a 25 mesi dall’avvio del commissariamento non trova soluzioni adeguate per il rilancio.
Al momento, infatti, manca ancora all’appello il 40% dei soci pronti a fondare la Nuova Alitalia: Delta ha indicato Atlantia come partner ideale dell’operazione e il governo italiano, nonostante la chiusura maturata dopo il crollo del Ponte Morandi, non può certo ignorare del tutto questa preferenza. Ecco perché a quattro giorni dalla scadenza fissata per presentare delle offerte vincolanti (il 15 giugno), l’esecutivo e in particolare Luigi Di Maio, debole regista fin qui della crisi, deve indicare rapidamente una via di fuga. L’unica percorribile passa per una pax con il gruppo infrastrutturale guidato da Giovanni Castellucci. A quel punto, però, serviranno dei mesi per mettere a fuoco la strategia di rilancio e per ricucire un rapporto tra le parti. Ecco perché il rinvio di almeno un mese dei termini, appare oggi come la principale via di uscita. Un’altra soluzione, ben più traumatica, ma che le indiscrezioni indicano come possibile, potrebbe arrivare dal passo indietro di Danilo Toninelli, il ministro che più di altri ha eretto un muro di fronte ad Atlantia. Ma anche questo sacrificio potrebbe non bastare. L’alternativa, d’altro canto, è peggiore di un rimpastino nel governo: se dovesse proseguire lo stallo, Alitalia si avvierebbe sulla strada della progressiva erosione dei 450 milioni rimasti nel cassetto, soldi in parte incassati grazie ai biglietti venduti. Lo scenario più probabile resta quindi lo spostamento di questa deadline visto che le “ipotesi” tirate fuori dal cappello nelle ultime settimane non sono certo le più gradite a Delta ma soprattutto ai sindacati che il 24 giugno scenderanno in piazza bloccando i voli per 24 ore. Atlantia, dunque, al momento resta a guardare anche se Adr ha tutto l’interesse a salvare la linea aerea che rappresenta un terzo del traffico dell’hub. Ma per immettere 300 milioni di euro nella nuova Alitalia, il colosso delle infrastrutture ha bisogno di incassare un segnale chiaro dalla controparte. Nel balletto dei Cavalieri Bianchi resta ai margini pure Lufthansa, tenuta a debita distanza da Luigi Di Maio che l’ha allontanata senza troppi complimenti dalla rosa dei candidati. A quanto risulta a Repubblica , i tedeschi dopo aver perso l’interlocutore della Lega, il sottosegretario Armando Siri che si è dimesso poche settimane fa, guardano ormai con distacco all’evoluzione delle trattative. Di fronte, dunque, si intravedono solo tre strade. La prima: una newco orfana dei Benetton e di Lufthansa, tirata su in fretta e furia con Delta, Fs, un fondo di investimento italiano e una mini cordata di imprenditori nazionali (mini per potenza di fuoco e credibilità industriale), senza andare troppo per il sottile pur di chiudere per il momento il dossier. La seconda: rinvio di almeno un mese. Una soluzione che metterebbe tutti davanti all’ennesima brutta figura. La terza ipotesi, una apertura dei 5Stelle a Atlantia o a Lufthansa, è quella che piace meno al Movimento. Ma questa rimane, probabilmente, la via più veloce per salvare il soldato Alitalia.

Lucio Cillis

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