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Alitalia, l’aumento sale a 300 milioni

Sale a 300 milioni di euro, 50 milioni in più di quanto deciso la settimana scorsa, l’impegno di capitale che le banche e i maggiori azionisti di Alitalia-Cai sono disposti ad assumere per fare l’accordo con Etihad Airways e salvare la compagnia italiana. Poste Italiane verserà circa 72 milioni, ma tiene ferma la condizione che metterà i soldi non nella Cai come tutti gli altri soci, bensì in una nuova società a valle, la «midco», per non assumersi i rischi del contenzioso né del peggioramento dei conti Alitalia nel 2014.
È questa la risposta, concordata ieri in una riunione con il governo, che l’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio, ha comunicato all’a.d. di Etihad, James Hogan. Secondo indiscrezioni la e-mail è stata inviata già ieri dall’Alitalia e alle 19 Etihad l’aveva ricevuta ad Abu Dhabi. Del Torchio ha chiesto a Hogan di avere ancora un po’ di pazienza per la firma dell’accordo definitivo e non mandare tutto a monte. È stata chiesta una proroga oltre il termine del 31 luglio – che scade oggi – che era stato indicato da Etihad per la firma degli accordi finali. Sarebbe necessaria almeno una settimana alle banche e agli altri soci per perfezionare la procedura, ieri solo abbozzata e ancora con delle incognite, come la fattibilità della «midco». Se Etihad accetta ci sarebbe un nuovo cda di Alitalia verso fine settimana. La firma degli accordi si potrebbe fare forse il 6-7 agosto.
È la risposta all’ultimatum inviato due giorni fa da Hogan con una lettera, pubblicata ieri sul Sole 24 Ore, nella quale l’a.d. del vettore emiratino sottolineava che «rimane un numero relativamente piccolo ma significativo di punti da risolvere» prima che si possa firmare l’accordo.
Il problema principale sono i soldi. Hogan segnalava il dubbio che al momento del closing, previsto a fine ottobre, Alitalia non abbia la liquidità sufficiente per fare le operazioni previste, cioè il conferimento delle attività operative e di volo in una nuova società, la «NewCo», senza rischiare di fallire. I dubbi di Hogan sono basati sulle recenti previsioni di peggioramento dei conti di Alitalia nel 2014 («the recent update on adverse trading expectations for Alitalia») e sulla «nuova struttura proposta da Poste», la «midco», la società intermedia tra la Cai e la futura Nuova Alitalia in cui entrerebbe Etihad con il 49 per cento.
Hogan indicava anche altri problemi. Ma la chiave è nei soldi che i soci italiani devono mettere per coprire i buchi di Alitalia-Cai, la società dei Capitani coraggiosi nata a fine 2008, con il fallimento della vecchia Alitalia pubblica pilotato da Silvio Berlusconi e Corrado Passera. Così il rilancio italiano si è basato sull’ingrediente più semplice, i soldi, con l’impegno a fare una ricapitalizzazione di 300 milioni, 50 milioni in più di quelli deliberati dai soci il 25 luglio. Qualcuno potrebbe chiedere se siano attendibili le proiezioni contabili di Alitalia se, in cinque giorni appena, il fabbisogno aumenta di 50 milioni. «Il punto è capire se Etihad accetta un aumento di capitale di 300 milioni», ha detto al Sole 24 Ore uno dei partecipanti alla riunione di Palazzo Chigi.
I 300 milioni coinciderebbero con la somma versata dai soci in Alitalia in dicembre, nel piano di salvataggio che ha portato all’ingresso di Poste nel capitale con 75 milioni: tutti soldi già bruciati dalle perdite a bocca di barile di Alitalia, con un rosso di 569 milioni nel 2013 e un risultato che, ha affermato il cda, rischia di peggiorare quest’anno.
Al vertice di ieri mattina con il sottosegretario Graziano Delrio, oltre a Del Torchio c’erano il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, i principali soci di Cai, cioè Poste con l’a.d. Francesco Caia, Atlantia con il direttore finanziario Giancarlo Guenzi, mentre gli a.d. delle banche erano in collegamento telefonico da Milano: Carlo Messina di Intesa Sanpaolo e Federico Ghizzoni di Unicredit. Al tavolo anche Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti e Fabrizio Pagani, capo segreteria tecnica del ministro dell’Economia.
Luca Cordero di Montezemolo si sarebbe attivato per calmare il nervosismo degli emiratini. «Si è trattato di un incontro proficuo, che consentirà in brevissimo tempo alla compagnia italiana di formulare una risposta all’ultima lettera di Etihad, in modo da giungere al più presto a un esito positivo», ha detto la presidenza del Consiglio. Adesso la parola a «Mr. Hogan».

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