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Su Alitalia la tegola dell’aiuto di Stato

La Commissione europea apre un’indagine approfondita su Alitalia: Bruxelles — come anticipato da Repubblica lo scorso 14 aprile — nutre il dubbio che il prestito ponte da 900 milioni concesso dal governo alla compagnia in attesa della sua vendita nasconda un sussidio pubblico illegale, incompatibile con le norme Ue sulla concorrenza. « Verificheremo — spiegava ieri il capo dell’Antitrust Ue, Marghrete Vestager — se il prestito concesso ad Alitalia è conforme alle regole europee sugli aiuti di Stato » . Fatto sta, aggiungevano a Bruxelles, che « al momento siamo dell’opinione che il prestito potrebbe essere un aiuto di Stato » . Ma ovviamente l’indagine serve proprio a verificarlo e non pregiudica l’esito finale, tanto che da Roma parlavano di indagine «fisiologica».
Sono tre i dubbi che hanno spinto Bruxelles ad aprire un’inchiesta formale sull’ex compagnia di bandiera dopo avere indagato, in via informale, per mesi. Primo, il prestito va dal maggio 2017 al dicembre 2018, superando nettamente il limite europeo di sei mesi per i prestiti al salvataggio. Per giustificare una tale durata il governo avrebbe dovuto presentare un piano di ristrutturazione di Az dimostrandone la sostenibilità di lungo periodo e chiamando a contribuire anche gli azionisti. Inoltre a preoccupare Bruxelles è l’ammontare del prestito: i 900 milioni concessi dal governo potrebbero essere eccessivi, superiori alle reali necessità della compagnia e per questo potrebbero costituire un aiuto pubblico indebito. La Commissione verificherà anche che i tassi al quale il prestito è stato concesso siano di mercato: malgrado l’alto tasso di interesse, l’Antitrust Ue ritiene che gli operatori sul mercato avrebbero potuto imporre ad Alitalia condizioni ancora più dure per via dei dubbi sulla sua solvibilità.
Le indagini di Bruxelles su Az sono partite da una serie di denunce, in particolare firmate da Ryanair e Lufthansa. Alitalia, che ieri ha raggiunto l’accordo con i sindacati per prorogare di sei mesi la cassa integrazione e ridurre il numero dei lavoratori coinvolti ( da 1.630 a 1.480), è in cerca di un compratore e ha ricevuto tre offerte da Easy-Jet, WizzAir e Lufthansa, circostanza, quest’ultima, che fa pensare che i tedeschi possano approfittare dell’indagine per spuntare migliori condizioni di acquisto. Una eventuale bocciatura Ue del prestito prima della vendita complicherebbe i piani della compagnia.

Alberto D’Argenio

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