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Alitalia, la spinta di Ball e Montezemolo «Stop ai privilegi di piloti e hostess»

«Alitalia perde 500 mila euro al giorno, ma entro il 2017 i conti saranno in pareggio. Non bisogna però scherzare col fuoco: basta ai privilegi di piloti e hostess». Luca Cordero di Montezemolo, presidente della compagnia aerea, affiancato dall’ad, Cramer Ball, durante l’audizione di fronte alla Commissione Trasporti della Camera, manda un messaggio ai sindacati: «Spero prevalga il senso di responsabilità dopo uno sciopero non responsabile» che ha fatto cancellare all’azienda 142 voli. Un segno di distensione dopo che martedì il personale viaggiante ha protestato per il taglio dei voli gratuiti per quei dipendenti che non abitano nei pressi di Roma e Milano «e vivono pure all’estero» e fino al 1° settembre potranno andare al lavoro senza pagare il biglietto. «Noi però dobbiamo pure pagare le tasse su quei voli – precisa l’ad – e alla fine dell’anno sono tanti soldi che la società spende. E nessuna compagnia straniera offre privilegi del genere. Per questo stiamo chiedendo ai nostri dipendenti di pagare queste tasse». I sindacati respingono le accuse di Ball: «Sono dichiarazioni eccessive, ingiuste per non dire inaccettabili – dicono Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti e UglTA in una lettera aperta all’ad di Alitalia -. Noi non intendiamo difendere privilegi. Chiediamo di avviare una vera nuova fase concreta di confronto nelle relazioni industriali, prevista prima e non dopo decisioni già assunte con iniziative che appaiono insostenibili ed indifendibili».

A fronte del lavoro fatto dopo il matrimonio con Etihad (che ha il 49% di azioni), ecco i primi risultati: l’88% di puntualità dei voli, oltre il 90% di soddisfazione dei clienti, il 76% del tasso di riempimento degli aerei. Buone notizie pure dai conti: le perdite sono state ridotte di 381 milioni a maggio 2016 rispetto al 2015 e i 500 mila euro di buco giornaliero nei bilanci sono in linea con le previsioni (la perdita stimata nel 2016 si aggira sui 200 milioni). Il prossimo anno, però, sussurrano gli insider , Alitalia punta addirittura a chiudere il bilancio con il segno più, evento a dir poco storico. «Quest’anno investiremo 400 milioni – ricorda Ball -. Vogliamo crescere sul lungo raggio per alimentare il traffico interno su Milano e Roma». E dal 18 luglio «cominceranno i voli Roma-Pechino», già sold out per 15 giorni.

Dopo il rimprovero ai sindacati, Montezemolo si rivolge all’esecutivo: «Nell’agosto del 2014 il governo si era impegnato a investire 20 milioni di euro l’anno sui Paesi di destinazione delle rotte Alitalia, ma purtroppo questi accordi non sono stati rispettati e non è stato investito ancora neanche un euro. In un Paese serio un istituto come l’Enit andrebbe chiuso». Comunque l’azienda ha fiducia nel neo ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda: «Nelle ultime settimane ha dato incarico all’Ice di studiare un piano per promuovere le destinazioni Alitalia sui maggiori media, anche per riempire i nostri aerei al ritorno». Il mantra ripetuto da Montezemolo e Ball («l’Italia ha bisogno di Alitalia e Alitalia dell’Italia») è confermato da uno studio commissionato alla Oxford University dalla compagnia: più di 75 mila posti di lavori tra diretti e indiretti e un contributo di 5 miliardi all’economia italiana. Il tricolore sulla coda degli aerei ha un senso, oggi più di ieri.

Francesco Di Frischia

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