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Alitalia, la scadenza fantasma del 10 aprile Il rebus delle offerte

Incertezza Italia. Incertezza Alitalia. La formazione di un nuovo governo è ancora in alto mare. La vicenda dell’ex compagnia di bandiera, scivolata in amministrazione straordinaria, rischia di tramutarsi nel primo autogol di questo scenario politico in evoluzione. La sensazione è che la (prima) scadenza del 10 aprile, data entro la quale dovrebbero arrivare le offerte preliminari dei soggetti interessati a rilevare la compagnia, rischi di non venire rispettata. Lufthansa, Air France-Klm, Delta Air Lines, il fondo Cerberus, easyJet — che in questi mesi hanno visto i conti di Alitalia perché potenzialmente ingolosite dalla rete (e dagli asset) dell’aviolinea — potrebbero non recapitare offerte ai commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari. Sono in attesa del nuovo esecutivo, per capire quale colore avrà e che futuro ha immaginato per Alitalia.

Non è un mistero che i leader dei due partiti usciti vittoriosi dalle elezioni, Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle) e Matteo Salvini (Lega), pur con i dovuti distinguo, si siano espressi per preservare «l’italianità» della compagnia, suggerendo una ri-nazionalizzazione per non perdere «posti di lavoro», né «rotte e collegamenti» nei confronti del resto del mondo. Una statalizzazione sarebbe difficilmente digeribile dall’Unione Europea, che ha già messo sotto la lente il prestito ponte da 900 milioni di euro con cui il governo Gentiloni ha finanziato Alitalia per darle un cuscinetto di liquidità durante la procedura di vendita che dovrebbe chiudersi il 30 aprile (seconda scadenza). La sensazione è che questo termine difficilmente verrà rispettato se entro il 10 nessuno presenterà un’offerta. Il governo uscente, operativo per gli affari correnti, sarà costretto con tutta probabilità a elaborare un decreto per prorogare la procedura di altri sei mesi. In questi giorni i commissari vedranno alcuni manager dei potenziali offerenti.

Fabio Savelli

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