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Alitalia, la mossa di Unicredit più azioni in cambio di garanzie

Il tempo stringe e mancano poche ore alla scadenza della trattativa Alitalia fissata per domani sera. Se al tavolo azienda-sindacati si assiste ad un muro contro muro, il fronte degli azionisti, e delle banche in particolare, attende le mosse del governo che dovrebbe scendere in campo per garantire metà del “contingent equity” da 400 milioni.
Generali ha aperto uno spiraglio sulla conversione del bond “Dolce Vita”, attraverso la creazione di una newco. Dal canto loro gli azionisti di peso, Intesa San Paolo e Unicredit sarebbero pronti a fare la loro parte anche se è sempre molto netta la richiesta al governo di garantire il “contingent equity” e cioè le somme impiegate per tappare eventuali fallimenti del piano Alitalia di tagli e rilancio.
Unicredit, in particolare, ha vecchie linee di credito per mezzo miliardo di euro e nuove per 65 milioni. L’istituto, secondo fonti vicine all’operazione, sarebbe disponibile a convertire in equity non solo i 500 milioni vecchi, ma anche questi 65 milioni. In cambio, Unicredit chiede una garanzia pubblica sia per il
contingent
sia per eventuali nuove linee di credito che dovessero servire alla compagnia nelle prossime settimane.
Una somma che ammonta a circa 400 milioni di euro, 200 dei quali sborsati dal socio Etihad – che possiede il 49% della compagnia – mentre gli altri 200 dovrebbero essere iniettati dagli istituti e da altri soci. Resta da superare lo scoglio rappresentato da Cassa Depositi e Prestiti che pur non avendo preso posizione ufficialmente sulla questione, preferirebbe non percorrere questa strada molto scivolosa. Ma il pressing sul governo Gentiloni sta montando e non è da escludere un intervento deciso del premier per sciogliere questo nodo.
Altri problemi vengono dal fronte della trattativa tra sindacati e azienda. Il presidente in pectore di Alitalia, Luigi Gubitosi, parla di «situazione molto complicata». In queste ore la prospettiva che si sta affacciando pericolosamente è quella di una amministrazione controllata, oppure un accordo dell’ultim’ora, magari venerdì notte come le vertenze e le ripetute crisi di Alitalia hanno insegnato negli anni scorsi, che possa far tirare un sospiro di sollievo ai 13mila dipendenti alla vigilia della Pasqua. Va però registrata una forte resistenza delle due parti a concedere qualche apertura alla controparte.
Due giorni fa il cda Alitalia ha ribadito che la mission oggi è quella di far sì che la compagnia «si allinei alle best practice del settore aeronautico».
Ieri il clima tra azienda e sindacati si è ulteriormente appesantito: sul tavolo al momento ci sono due anni di cigs e due anni di Naspi, integrati dal fondo di solidarietà che potrebbe far arrivare gli stipendi fino all’80% di quelli attuali. Altra piccola apertura quella affacciata sugli esuberi a tempo indeterminato che da quasi 1400 scenderebbero a poco meno di 1100. Ma le distanze sono abissali e solo una maratona nelle prossime ore potrà scongiurare la catastrofe.
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