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Alitalia, la mossa Ryanair “Un patto sui voli brevi”

Ryanair tende una mano all’Alitalia sull’orlo del fallimento: «Abbiamo appena proposto alla compagnia italiana una offerta di supporto. Siamo pronti a alimentare gli scali italiani di lungo raggio. Scali dove Alitalia ha dei collegamenti molto interessanti per i propri clienti. È grazie a questi voli che l’azienda ha ancora la possibilità di ottenere dei buoni profitti nonostante la crisi che la attanaglia».
Una dichiarazione sorprendente quella affidata dal numero due del vettore irlandese Kenny Jacobs a Repubblica . Soprattutto se si considera che Alitalia, sola e destinata alla liquidazione senza partner industriali capaci di riportarla fuori dall’amministrazione straordinaria, potrebbe trovare proprio in Ryanair un alleato capace di far girare al meglio il network nazionale in funzione dei voli di lungo raggio verso America e Asia.
Tecnicamente questo tipo di sostegno alle rotte, si chiama fideraggio (o feederaggio), ovvero alimentazione dei voli di breve e medio raggio da aeroporti minori o non serviti da collegamenti di lungo raggio, verso scali più importanti da dove decollano voli intercontinentali. Un aiuto diretto alla ex compagnia di bandiera da parte del vettore guidato da Michael O’Leary che non escluderebbe in futuro un’alleanza più stretta sulle connessioni nazionali.
La proposta, spiegano dal quartier generale di Ryanair, pur non avendo una scadenza temporale, non punta ad un intervento “diretto” nella nuova Alitalia. Allo stesso modo la “collaborazione” sui voli potrebbe essere messa in pratica nel giro di qualche settimana senza particolari difficoltà visto che il gruppo con base a Dublino è di gran lunga la principale compagnia in Italia e seconda in Europa dietro Lufthansa. In teoria la mano irlandese punta ad aiutare Alitalia a limitare i danni (e le perdite) sulle rotte nazionali permettendole di concentrare le forze sui voli di lungo raggio che sono i più redditizi in termini di ricavi per passeggero. Anche se in passato non sono mancate proposte di questo tipo, alla compagnia italiana non resta che un mese di tempo per trovare la quadra: la scadenza dei termini per la presentazione di un’offerta vincolante da parte di Fs e Delta, scade il 15 giugno e vista la carenza di opzioni sul tavolo, l’invito di Ryanair potrebbe anche avere un senso industriale.
Le Ferrovie dello Stato, fino a ieri determinate a risolvere la questione delle alleanze, oggi non si sbilanciano a favore di un ingresso in Alitalia a tutti i costi. Il sospirato Piano industriale di Fs, infatti, non contiene riferimenti allo sviluppo di Alitalia in seno al gruppo ferroviario. Un segnale chiaro di freddezza del ministero dell’Economia e della carenza di alleati industriali disposti a farsi carico del rilancio.
Le due opzioni ancora in campo non sono certo la soluzione di tutti i problemi del vettore romano che perde 1,4 milioni al giorno: la prima vede Delta, Fs e un fondo di investimento in campo per salvare il salvabile con 800 milioni di euro complessivi di partenza, una miseria in campo aeronautico, soprattutto per una compagnia da far ripartire rapidamente in tempi di caro-petrolio. La seconda ipotesi passa per la liquidazione e la successiva cessione a Lufthansa. I tedeschi per il momento tacciono ma secondo alcune fonti la partita non sarebbe ancora chiusa. L’Italia, per Lufthansa, resta il mercato più importante, se si considera che nel nostro Paese i tedeschi hanno 21 città servite contro le 20 nella madre patria.

Lucio Cillis

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