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Alitalia, la missione dei vertici negli Usa. Il risiko delle rotte

Il secondo giro di incontri sul futuro di Alitalia di Ferrovie dello Stato con le tre compagnie interessate (Delta Air Lines, easyJet, Lufthansa) avrebbe riservato già una prima sorpresa, rimescolando le carte e le possibili alleanze.

Mentre i vertici di Fs volano ad Atlanta per rivedere i manager del colosso americano dei cieli, easyJet avrebbe prospettato l’idea di uno spezzatino dell’ex vettore tricolore sulla falsariga di quanto successo un anno fa con Air Berlin. È quanto raccontano al Corriere cinque fonti che chiedono l’anonimato perché non autorizzate a parlarne.

Nel secondo incontro la low cost britannica avrebbe proposto a Fs di prendersi una trentina di Airbus A320 di Alitalia — per il corto e medio raggio — e gli slot (preziosi) a Milano Linate. Non si sarebbe più mostrata interessata a gestire le attività di feederaggio dei voli intercontinentali con Delta. EasyJet oppone un secco «no comment» sull’iter. «È una trattativa riservata», taglia corto François Bacchetta, direttore per Francia e Italia.

Questo complica i negoziati con Delta, spiegano le fonti, che cerca di mantenere lo status quo tra Usa ed Europa. Gli americani non vogliono un’Alitalia in mano a Lufthansa e non intenderebbero avere più del 20% dell’ex compagnia di bandiera. In cambio sarebbero disposti a concedere al vettore tricolore più voli tra Europa e Usa per tirare su i profitti. Allo stesso tempo avrebbero spiegato di non voler essere coinvolti nella gestione dei capitoli più delicati: le perdite e gli esuberi.

Non potendo più contare sul feederaggio di easyJet, ora Delta guarda alla socia Air France. Ma i francesi, a quanto si apprende, chiederebbero più frequenze sopra l’Atlantico. Delta non conferma pubblicamente le trattative e sottolinea da tempo l’importanza di Alitalia come «partner strategico».

Poi c’è Lufthansa. Con i tedeschi il secondo incontro sarebbe fissato a dopo le festività, spiegano le fonti. Che sottolineano come la linea «attendista» dell’ad Carsten Spohr potrebbe portare il colosso in una posizione vantaggiosa per una serie di motivi. A partire da uno in particolare: vengono considerati un’azienda di successo che ha risollevato compagnie in crisi come Swiss, Austrian e Brussels Airlines.

Ma Lufthansa vuole essere chiara sulle condizioni. Il loro interesse riguarda soltanto la parte «aviation» con al massimo una settantina di aerei (sui 118 attuali) e un personale sfoltito di circa duemila unità. Resterebbero i 1.400 piloti (eventuali esuberi andrebbero negli altri vettori del gruppo), ma non tutti gli assistenti di volo (ce ne sono 3.500). Alle uscite della parte «aviation» si aggiungerebbero gli impiegati nel perimetro ground operations, manutenzione, handling, cioè altre 5.600 persone.

Contattati nel tardo pomeriggio, dal quartier generale del gruppo Lufthansa non è arrivata alcuna risposta.

Intanto a pochi giorni dalla fine dell’anno filtra già un primo bilancio del 2018 di Alitalia: netto miglioramento del margine operativo, ma le perdite si attesterebbero sui 500 milioni di euro comprensive del rosso operativo e dei negativi una tantum come gli interessi sul prestito ponte e gli ammortamenti.

Leonard Berberi

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