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Alitalia, la frenata di Tria “Non rinazionalizziamo” easyJet prende tempo

A conclusione dell’incontro di ieri a Londra tra Delta, easyJet e Ferrovie dello Stato, i tre soggetti industriali al centro del rilancio, sono emerse alcune perplessità sul piano di salvataggio della linea aerea italiana. Come se questo non bastasse, anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha tirato il freno a mano sulla (costosa) operazione di rinazionalizzazione di Alitalia.
Nelle ultime ore, in particolare gli advisor di easyJet e hanno mostrato diversi timori sulla riuscita del progetto. I dubbi nascono proprio dalla missione affidata alla compagnia inglese che in quanto secondo vettore a basso costo in Europa, dovrebbe garantire le operazioni di medio raggio da Milano, grazie anche all’aiuto del governo, pronto a liberalizzare i voli extra Ue da Linate. E se Delta prosegue nella messa a punto del lungo raggio, un’operazione meno impegnativa visto che Alitalia è partner storico della joint venture transatlantica con Air France- Klm, Delta e Virgin Atlantic, sulla testa di easy-Jet pendono diverse incognite.
Secondo le ultime indiscrezioni il vettore inglese, al massimo entro una decina di giorni svelerà la propria decisione. Ovvero se accettare o respingere la proposta di Fs e del governo italiano.
Proprio Tria, nel corso di un question time alla Camera, pur confermando la volontà del ministero dell’Economia di seguire da vicino il dossier Alitalia, ha in parte raffreddato gli entusiasmi dei suoi colleghi dell’esecutivo. Tria ha introdotto una novità che desta nuove incertezze sull’esito finale dell’operazione: lo Stato, infatti, agirà in qualità di «creditore» della compagnia di bandiera. E non, come dichiara da mesi il vice premier Luigi Di Maio, nella veste di coordinatore del progetto nato per riportare Alitalia nell’alveo delle società di Stato. Tria, prudentemente, dice di non voler “ rinazionalizzare” la linea aerea ma di voler garantire il rientro in cassa dei 900 milioni di euro prestati alla compagnia in amministrazione straordinaria per non fallire. Il creditore Stato prima di partecipare anche con una quota di capitale, vuole capire quale sarà il piano industriale, quali sono i vantaggi competitivi per il Paese e (perché no) quali introiti arriveranno da un’operazione di questo tipo nel medio e lungo periodo. Le posizioni di Tria e Di Maio sono per questo incompatibili. In totale la newco disporrà di un capitale iniziale striminzito, pari a circa un miliardo di euro (solo 400 dai partner stranieri), la metà di quanto necessario per decollare.
Fs, per la propria parte, è pronta a investire una valanga di denaro su rete e trasporto pubblico. Il numero uno Gianfranco Battisti entro marzo presenterà il piano industriale che includerà Alitalia: « Un piano caratterizzato da un grandissimo sviluppo » : solo quest’anno 9 miliardi, con un impatto sull’occupazione di 4mila persone «assunte nel gruppo » . Sull’intero arco temporale, cinque anni, varrà circa 58 miliardi di euro, con un impatto sul Pil nazionale pari allo 0,7-0,9%.

Lucio Cillis

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